I’m not here – Wilderness

Nel precedente e formativo Light After the First Dive (leggi recensione), i Wilderness avevano dimostrato di essere evocativi, plumbei e incisivi nello stendere sonorità dilatate e profonde, -non ancora post-rock- ma sicuramente lì vicino, confinanti, adiacenti. I riferimenti ad istanze post-punk d’accento britannico erano e rimangono validi e non escludono a priori escursioni in territori più angusti e desolati: in I’m not here (per MiaCameretta Records) si scontrano diverse idee, nuovi approcci, sottili intuizioni.
L’assestamento della line-up (con le entrate di Dimitri Petrucci e Maurizio Tomaselli, rispettivamente chitarra e batteria) infonde al compatto suono della band elementi di introspezione già endemici nei Wilderness, ma sfumati attraverso sonorità ampie, arpeggi ciclici, qualche concessione sixities (For when you run) annegata in una ritmica pulsante e molto dinamica. Il mirino è sempre orientato verso un alternative rock costruito su più piani, talvolta inclinati ed incidenti l’uno sull’altro, dimostrando quantomeno la voglia -nonché la capacità- di alzare quella maledetta asticella.
I’m not here in apertura, non è solo una title-track possente, ma getta le linee guida stilistiche per un album articolato in diverse anime, ove la sospensione, l’assenza, la vacuità giocano un ruolo centrale nella costruzione delle liriche e delle melodie. Non è solo una maggior attenzione nel dosare volume e modulazione, è la cura del dettaglio più cinica (Haiku), rivolta all’essenziale, ben affilata per penetrare in profondità. Il sapore slacker dei nineties più in ombra rispetto a qualsiasi retrospettiva, risale per un attimo in superficie in All the roads you see, ove borbotta la nostalgia di tanti passati diversi, di stati d’animo sbiaditi e ricolorati sopra a memoria.

Eppure nella matassa emotiva che non si sporge mai oltre l’abisso della commiserazione, i Wilderness intrecciano parole e ritmi con un progressivo distacco che abiura l’indifferenza e la mediocrità, cercando un punto di osservazione mite, nascosto dalle intemperie e dalla luce. October, Red Ocean, Copenhagen si attraggono reciprocamente ed allo stesso tempo si respingono per fierezza, sublimando una tensione che non lascia scorie durante l’ascolto, ma che invece ne ristagna l’energia dopo qualche tempo. E’ la forza di una musica nata per passione ed esigenza, che non ambisce a plausi e cenni di approvazione: anche in questo caso MiaCameretta Records, dal rooster mai banale, ci ha visto -e sentito- giusto.

I’m not here è un disco che sa di consapevolezza per i Wilderness. Le coordinate sonore possono anche spostarsi o invertire i poli, scivolando in un algido abbraccio post-rock apocalittico, o decantando forme più elettriche ed inzuppate in reminiscenze eighties. Non è questo il punto. Semmai è la sicurezza con cui questo processo di creazione avviene. Il fulcro di tutto. L’equilibrio sopra ogni incertezza. L’essenza stessa di essere indipendenti.

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recensito da Poisonheart
    

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