Hy Brazil – Weird Black

Quando si pensa alla musica psichedelica si pensa a Canterbury, in un’annata ben definita, quanto le sonorità al confine del lecito volteggiavano tra la follia ed il puro gusto per l’elaborazione; chissà come suonerebbe oggi quella stessa scena e se ci si potrebbe ancora stupire per la sua visionarietà. Ci provano i romani Weird Black, con un disco fresco di uscita, Hy Brazil (We Were Never Being Boring Collective /Alliance), denso di quella vaga idea psichedelica che ha affascinato Wyatt e compagni, ma che sapientemente sa mantenerne le distanze preferendo un approccio decisamente più minimale.

Assunzione dell’acido: Luca Di Cataldo (voce e chitarra), Giampaolo Scapigliati (basso) e Matteo Caminoli (batteria) con alle spalle esperienze pregresse limitrofe ad un rock alternativo ma sostanzialmente molto contemporaneo, intraprendono questo progetto con grande libertà artistica ed una congenita voglia di sperimentare. Tuttavia se le prime impressioni possono condurre a facili allusioni alla Swingin’ Canterbury (il videoclip fluoro di Despite The Gloom, ad esempio), rizzando bene le orecchie si possono cogliere le vere intenzioni musicali dei Weird Black. Terribilmente lo-fi ed asciutti nella struttura delle canzoni (addirittura smunti per non dire essenziali!), con la chitarra che preferisce una dimensione acustica più austera e la batteria che si mantiene su battiti cardiaci appena percettibili mentre il basso copre i vuoti con una spinta centrifuga costante ma delicata. La vera sperimentazione, la vera psichedelica non risiede negli effetti o nei “nuovi suoni”, bensì nei testi polivalenti, nei giochi di parole e nelle metafore d’immagini in bilico tra una realtà liquefatta ed un’alterazione mentale che viaggia verso paesaggi fiabeschi. Il cantato sempre impastato, sommesso, da menestrello sotto effetto di quaalude, incentiva le arie oniriche e deviate in ballate che hanno più elementi in comune con l’ubriaco Jugband Blues barrettiano piuttosto che ad allitterazioni sixities.
Hy Brazil
si inventa un mondo completamente nuovo (specie per il mercato italiano) e surreale: come se un Daniel Johnston qualunque con una parrucca bionda corresse dietro ad un grasso bianconiglio per mangiarselo; i Weird Black si tengo alla larga da emulazioni scontate, preferendo l’ironia ed una spritualità non troppo azzardata sciolta in atmosfere terse ed acustiche senza esagerare con i manierismi.

Effetto dell’acido: Moontrees è forse il miglior brano per delineare il profilo dei Weird Black, suoni glaciali, ritardati e caldi allo stesso tempo, nel quale la contrapposizione tra un’algida chitarra ed un basso ammaliante rendono il brano un tuffo dentro l’essenza delle sensazioni extra-mentali. Day’s a Phobia scuote e percuote più volte gli atteggiamenti flower-power un po’ per smascherarne i limiti, un po’ per elogiarne la nostalgica libertà di quei giorni, i Weird Black spremono i minuti fino all’osso, rallentando i ritmi, facendo sembrare il brano più lungo di quello che sembra.

hy brazil - weird blackLa crudezza degli strumenti a corda si manifesta in tutto il suo splendore lo-fi in And you are Lost, che combatte la tristezza della lontananza per mezzo di una preghierina semi-seria (il finale decisamente sixities lascia il segno); mentre Nictophobia sussurra contro la socialità e la convivialità mostrando maggiormente il suo lato musicale ed evidenziando così ancora di più il senso di isolamento verso l’ascoltatore. Fobie, paure, contrasti soggettivi che sbattono contro gli eventi di tutti i giorni, Hy Brazil in questo senso suona molto attuale. Tuttavia per rievocare certe immagini è necessario creare il terreno adatto: musicalmente questo è ineccepibile, ma è tanto più essenziale insinuare tale parvenza nei testi che assumono tratti mistico-sociali come se scritti su di un vetro dai mille colori. Ecco che Winding Days Xibalba ci introduce all’oltretomba della civilità Maya riportandolo alla luce accecante dei giorni nostri, il finale con batteria e tastiera/organo rendono l’idea del contrasto tra passato e futuro.
Despite The Gloom è la mia preferita in assoluta, sarà per quell’effetto di sospensione perenne e quella trance alchemica che l’eco della voce imprime al brano, facendolo brillare di minimalismo celestiale. A Theory of Everything e quel suo riff dannatamente di bassa qualità è un inno al lo-fi più avvenieristico, ancora una volta il parallelo tra mondi lontanissimi e l’attualità vicinissima a noi viene snocciolato con un nonsense irriverente e quasi distaccato. In Hercules The Liger Night Blues l’esigenza della libertà prende la forma dei pensieri di un’animale in gabbia che guarda la notte con nostalgica ammirazione, mentre su In Town la solitudine torna strisciante per le strade deserte di una steppa urbana, e mentre la voce enfatizza lo stato d’isolamento, i volumi s’allontanano progressivamente dall’orecchio accentuandone l’oblio.

Scioglimento dell’acido
: Hy Brazil può essere ascoltato come un disco di musica psichedelica, ma non lo è, o meglio può esserlo solo in relazione alle tematiche che i Weird Black vogliono comunicare. L’evasione dalla realtà, il superamento dei concetti di spazio e tempo, il desiderio di relazionarsi con altri mondi ed altre epoche, la voglia di libertà sono condensati in pillole minimaliste di uno splendido lo-fi mascherato con qualche tinta stroboscopica. Lo scrigno dell’inconscio è stato aperto, i Weird Black ci hanno sguazzato dentro, portandoci per mano in un mondo giocoso ove le regole si inventano e si distruggono giorno dopo giorno: è il mondo a cui, segretamente, ognuno di noi vorrebbe tornare!

 

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Weird Black soundcloud
We Were Never Being Boring Collective sito ufficiale

recensito da Bambolaclara
BambolaClara heartofglass 

 

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