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Horses – The Patti Smith Group

Horses è il primo album della “sacerdotessa del punk”: Patti Smith.
Tutto ebbe inizio quando una giovane ragazza acquistò ad una copia usata delle Illuminations di Rimbaud, il poeta maledetto per antonomasia. La musica regala spesso di questi aneddoti. È palese come il modo di scrivere del poeta francese si ritrovi in parte nella retorica di Patti Smith, fatta di reading, poesie e canzoni con uno spiccato carattere dionisiaco. E non dovrebbe essere stato facile farsi strada in una città come New York, per metà ancora sotto l’egida di Warhol e per metà nostalgica di quel movimento beatnik che aveva risollevato le coscienze artistiche dopo la guerra.
I primi passi alla chiesa di St.Mary con reading poetici di indiscutibile forza evocativa, che portarono ben presto Patti Smith ad oscurare “miti-metropolitani” come Jim Carroll. La pubblicazione della raccolta Seventh Heaven, trovarono un quieto ma vigile interesse, ma fu solo dopo aver visto una scialba esibizione degli Stones al Madison Square Garden, che la “poetessa” si convinse che il rock ‘n’ roll era la strada giusta. E lo fu …

Horses
(1975) è uHorses - The Patti Smith Groupn concentrato di poesia e rock allo stato puro, con una carica energetica esplosiva, quasi sessuale, ed un intensità primordiale. Ci troviamo davanti ad un mix di sonorità diverse, grazie anche ad una band costruita ad hoc per esaltare il nucleo poetico-passionale di quella nuova musica: fedelissimi, la chitarra di Lenny Kaye ed il basso di Ivan Kral, senza scordare  Jay Dee Daugherty alla batteria.
«Jesus died for somebody sins but not mine»: non esiste atteggiamento più punk di questo. Come un petardo blues/reading che deflagra in un coro «G-L-O-R-I-AAAAA!!!», il successo di Van Morrison viene distrutto e prontamente ricostruito con un crescendo di passione orgasmica che non ha eguali. “Gloria” tocca il vertice più alto del disco e ci lascia senza fiato per qualche istante, proprio per questo ci subentra in soccorso il caldo e quasi reggae di “Redondo Beach“, che mantiene intatta la vena compositiva della nostra poetessa, trattando temi forti come il suicidio. La maestosità di un jazz spazzolato con cura e rivisitato come in “Birdland“, brano ispirato da Peter Reich (figlio di Wilhem Reich, noto scienziato/psicologo) nel quale si racconta con tanto onirismo una lucida ricerca di metafore, la scesa di Reich padre al figlio smarrito e senza guida. Una tensione che si consuma lentamente e che prosciuga la gola dalla sete in 9 minuti di poesie che ricorda le migliori visioni di Blake, grazie anche all’atmosfera del piano suonato da Richard Sohl.

Brani più leggeri e rockeggianti come “Free Money” e “Kimberly”, stemperano i momenti più intensi di un disco complesso e ricco di sfaccettature. “Break It Up” condensa una potenza dirompente e a tratti disperata; dedicata a uno dei miti e punti di riferimento della maudit del rock, quel Jim Morrison la cui poesia non è mai stata presa sul serio: un angelo scompare all’ improvviso nel cielo e lei che prega di portarla con sé, in qualunque nuovo universo la conduca. Alla chitarra uno dei tanti amanti della “poetessa”, Tom Verlaine.
Land” racchiude la mistica “Horses”, il blues ritmato e coinvolgente di “Land of a thousand dances” e la chiusura cupa ed sussurata di “La mer (de)”: un esercizio poetico veramente eccezionale, esclusivamente riservato agli amanti delle poesia in musica! Chiude “Elegie” un lento monologo sorretto dal piano e dalla chitarra di Allen Lanier dei Blue Oyster Cult. Nella versione cd, contributo extra con il live “My Generation” degli Who, che ricalca le atmosfere più energiche dell’album.

Ad ogni modo si percepisce una doppia personalità che Patti Smith vive con disinvoltura, una dicotomia che non contraddice questo album, anzi!. Una donna saggia e capace, che a dispetto dell’ondata femminista, mantiene tutto sommato delle posizioni molto conservatrici verso il ruolo della donna nella società. E parallelamente una donna che viveva pericolosamente un triangolo amoroso con i già citati Verlaine e Allen Lanier.
Viscida, maledetta, folle: questa è Patti Smith.
Equivalente ad un libro di poesie! Non sto scherzando …

recensito da  Poisonheart
Poisonheart hearofglass

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