Hai Perso – Nient’altro che Macerie

Nella periferia di Milano sentirsi girare in testa un perentorio «hai perso, hai perso, hai perso…» come un mantra metropolitano, è un fatto piuttosto naturale. I Nient’altro che Macerie si portano appresso il peso e l’ostinazione di chi ha vissuto e sanguinato, di chi le cicatrici ne conta a decine ma non smania a mostrarle, poichè le più profonde non si possono vedere perchè stanno dentro. Tre ragazzi che fanno della buona musica, tre ragazzi che hanno coscienza di sé, che i sogni se li sono confenzionati e messi al caldo da qualche parte, perchè a svelarli ci si fa male, tre ragazzi che con passione cavalcano un rock pieno di lividi: dire alternativo o indipendente è un eufemismo.

Protagonisti: Andrea Scardeoni, Simone Battistoni, Matteo Salvatori hanno perso, ma guardandosi le mani hanno capito che la sconfitta è una delle linee della vita, quella più profonda, ed allora tanto vale suonarci sopra ed andare avanti. Hai Perso è un disco agrodolce nelle intenzioni, sincero come lo è l’amicizia, crudo come lo è la periferia.
Tanti ricordi personali, tante emozioni vissute, tanta voglia di scappare; eppure i Nient’altro che Macerie non annegano in un’autocommiserazione scialba e senza prospettive, suonano con tutta la passione e la grinta, mescolando l’approccio più underground possibile con un’emotività complessa e ribelle. V4V Records ci vede giusto e produce (assieme a Controcanti) un disco con 6 tracce alienanti, sprezzanti di quell’energia contraria che rende il tutto maledettamente bello e facile da ascoltare.

Hai Perso - Nient'altro che MacerieTrama: Facile è una confessione tenebrosa, quella che si sente dopo la sconfitta, quella che fa scorrere tutto via per guardare in alto o in là per vedere schiarite nuove «Lascio al tempo tutto il tempo per far svanire questo baccano». L’approccio parlato alla Mimì Clementi rende ancora più intimo il brano, che scorre tra un riff di Telecaster ed una sezione ritmica di basso e batteria dinamica e non invadente, fino al climax liberatorio di «Ma guarda come è facile!».
Il sorriso di copertina è spiazzante. Con diverse sfaccettature, beffardo, un pò punk, sereno, ma anche pieno di speranza, la stessa che i Nient’altro che Macerie imprimono al rock arrembante di Abile, nel quale il senso di smarrimento si fa asfissiante nel ricordare quelle meccaniche umane fatte di incompresioni, di rimpianti e di addii, ma che tuttavia trovano la forza di andare avanti, anche se questo significa navigare a vista «e vagheremo nel nulla come è sempre stato».

Il cantato ovattato e distante di Lentamente dipinge ancora una volta l’immobilismo delle nostre forze davanti agli eventi umani, l’isolamento di periferia, ed un senso di non appartenenza che risponde a tutti i dubbi. Suonato con un piglio chitarristico ispirato dalla gioventù sonica, è la contrapposizioni delle voci che rende ancora più sofferto il grido nel deserto dei Nient’altro che Macerie, una sorta di eco impertinente ma senza risposta.
Se il rimpianto è una delle fonti d’ispirazione, in Verità e in Ancora è il racconto delle vite di periferia (con le proprie emozioni) ad assecondare un rock in formato tascabile; la noia ed il tempo vuoto che passa sono martelli pressanti sopra le teste dei Nient’altro che Macerie, che descrivono in maniera efficace quei frammenti di passato e presente.
Sfida è l’unico brano prettamente strumentale; gioca sull’arpeggio di chitarra, retto da un basso tenebroso che ne marca le tonalità più ispide. E’ un brano ispiratissimo, un viaggio tranquillo verso l’oblìo e la leggerezza, già proprio la leggerezza di quando tutto è perso e ci si ritrova dinanzi ad un’altra prospettiva, ad un’altro piano e, guardando tutto dall’alto, quel sorriso di copertina può essere davvero liberatorio.

Morale: Hai Perso è un’uscita interessante, e se musicalmente assistiamo ad una variante a tre dell’indie-rock italiano ancora tutta da limare, sul fronte delle liriche i Nient’altro che Macerie sono già abili e capaci di insediare sentimenti duraturi e complessi, poco importa che ora siano solamente personali, l’abilità di raccontare la periferia senza i soliti clichè è un qualcosa non alla portata di tutti. E’ un qualcosa che nasce solo da dentro. Nice try !!!


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V45V Records sito ufficiale

recensito da Bambolaclara
BambolaClara heartofglass

 

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