Il Teorico del Rumore: Glenn Branca

Sommo maestro del rumore, della cacofonia sonora, del droning circolare ed ossessivo, del feedback posato strato su strato lungo melodie ripetitive e ridondanti: questo e molto altro è stato Glenn Branca, teorico d’avanguardia ed ispiratore della no-wave newyorkese, scomparso il 13 maggio scorso.

Glenn BrancaPrimo mentore dei Sonic Youth (specialmente di Lee Ranaldo), Glenn Branca arriva a New York nella seconda metà degli anni settanta, per approfondire gli studi teatrali già intrapresi all’università di Boston. La decadente Grande Mela, morsa da un lato dagli ultimi conati del punk e dall’altro lato da una sorprendente e povera primavera artistica, offre a Glenn Branca gli spunti per dedicarsi alla musica a tempo pieno, fondando con Jeff Lohn il progetto d’avanguardia Theoretical Girls. Seppur abbiano pubblicato un solo singolo (U.S. Millie / You Got Me) e suonato per poco più di una dozzina di concerti, l’esperienza Theoretical Girls diventa fondamentale per alimentare nel sottosuolo musicale la ricetta estrema della no-wave, che Brian Eno cercherà (vanamente) di razionalizzare con l’omonima compilation del 1978 (leggi qui). Ricorda Branca: «La cosa divertente è che più diventava oltraggiosa la musica e più cresceva il pubblico; mi era chiaro che potevo spingermi ovunque volessi».

Glenn Branca nel frattempo procede come solista, mettendo in pratica le lezioni di Steve Reich sul minimalismo musicale, erigendo muri sonori di chitarre multiple riprendendo i concetti di Rhys Chatham, in mezzo armonie e ritmiche asciutte, con quel mistico senso di ripetitività proprio di John Cale (altro drone-maniaco) nel periodo Velvet Underground. Arruolati con attenzione i membri per una piccola orchestra elettrica (dalle tastiere di Anthony Coleman, passando per la ritmica di Ned Sublette, fino ai giovani e all’epoca defilati Lee Ranaldo e Thurston Moore); Glenn Branca registra nel 1980 per la 99 Records la sua prima composizione Lesson No.1, contenente una traccia per lato: la funambolica Lesson No. 1 for Electric Guitar e la ricalcitrante Dissonance (nella reissue del 2004 anche Bad Smells). Poco più di venti minuti di movimenti parabolici di chitarre, che in una progressione crescente descrivono una “sonicità” sperimentale, ma non del tutto slegata dalla melodia, grazie al sapiente uso di fraseggi ripetitivi e ad una discreta disciplina del rumore e del feedback. Musica dagli accenti performativi (non dissimile a certi presagi dell’industrial londinese), fisicamente impegnativa sia per chi la suona, sia per chi l’ascolta (tant’è per taluni da rasentare il fastidio uditivo); tuttavia musica armonicamente regolamentata con in suoi acuti ed i suoi slanci, jammata entro stretti canoni, libera ed astratta allo stesso tempo. Se la no-wave ha preso qualcosa, questo di certo non ha a che fare con la disciplina.
Glenn Branca - The AscensionI dettami contenuti in Lesson No.1, vengono approfonditi e spinti oltre nel successivo The Ascension (1981), nel quale quattro chitarre (Glenn Branca, Ned Sublette, Lee Ranaldo e David Rosenbloom) elevano un’atmosfera rarefatta e sulfurea, mordendo melodie e dicotomie proprie della sperimentazione sonora. Se Lesson No.2 riprende da dove era suonata la campanella dell’ora precedente, nei 12 minuti di The Spectacular Commodity si assiste all’apoteosi abrasiva e contundente degli ellittici movimenti delle sei corde accordate in maniera del tutto inedita (prassi portata avanti da Ranaldo nei Sonic Youth), effettate con intelligenza e borderline al rumore meccanizzato dell’industrial. La disciplina di Structure nella sua fugace comparsa è propedeutica per la cavalcata sonica del lato B, riempito dalle architetture sinistre di Light Field (In Consonance) e dal crescendo metafisico di The Ascension, vera e maestosa lezione musicale dell’orchestra di Branca.

Posate due pietre miliari del genere, Glenn Branca si addentra senza ritorno nella composizione a tuttotondo, Indeterminate Activity of Resultant Masses (1982, ma uscito nel 2007) conferma la scarsa affinità del maestro verso la registrazione in studio (chi era presente afferma che rispetto alla resa dal vivo, The Ascension in studio è stato fortemente limitato), prediligendo lunghe sessions concertistiche, nel quale affina e porta ad estreme conseguenze le proprie teorie. Entrando quindi in una palude di filosofia musicale, Glenn Branca abbraccia sinfonie (elettriche e tradizionali) di impegnativo ascolto e comprensione, diluendo la sua discografia per tutti gli anni ottanta e novanta. Eppure i suoi riflessi rock si sono irradiati ovviamente nella musica dei Sonic Youth (Sister ed Evol ad esempio contengono i germi ragionati di tale influenza), ma anche nella tenebrosa nenia degli Swans di Michael Gira e nel metallico gorgheggiare degli Helmet. Come ricorda Thurston Moore assistendo ad un concerto di Branca: «Sentii la chitarra elettrica fare qualcosa a cui avevo vagamente pensato ma che non ero mai riuscito a capire come mettere in pratica. Era volume, dinamiche, teatro e rock ‘n’ roll artistico … piena propulsione rock!». 
Un maestro del rumore la cui ricerca a posteriori è stata fondamentale per lo sviluppo del sound degli anni novanta e delle avanguardie rock, dal post al math: Glenn Branca ha lasciato un’eredità musicale il cui valore non è stato ancora del tutto riconosciuto e valutato, ma che potrebbe rappresentare nuova linfa allo spento rock da retromania a cui stiamo stancamente assistendo da almeno 15 anni! 

 

La Firma: Poisonheart

 

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