Fuori il Blizzard – Baryonyx

Un viaggio temporale apparentemente innocuo, quello del duo Matteo Ceccarini /Antonio Morelli (alias Baryonyx) che dagli esordi di Livorno, in poco meno di diec’anni di carriera, hanno saputo cavalcare prima le onde delle tv commerciali e poi aggredire, con piglio malandrino, la rediviva musica elettronica abbinata al rock radiofonico. Un viatico tra gli opposti, che i Baryonyx stanno vivendo a testa alta, fedeli ad una concezione musicale che parte da emozioni primordiali per poi evolversi in forme e colori piuttosto sperimentali, senza tuttavia scadere nella leziosità e nell’imprevisto celebrale. E sorprendentemente Fuori il Blizzard (GhostRecordLabel) è davvero il primo lp per il duo chitarra-voce, dopo più di un lustro fatto di singoli ed ep; un disco che mette insieme uno yin acustico ed orecchiabile con uno yang spruzzato di beat digitali e sperimentazioni elettroniche. Dicotomie e chiaroscuri che per ciascuna delle otto tracce insinuano emozioni contrastanti nell’ascoltatore, mescolando sapientemente volumi e dinamiche in una sorta di requiem sereno e variopinto. Difficile incastrare la musica dei Baryonyx in uno stile definito, piuttosto sono tanti elementi, dosati talvolta con attenzione e talvolta con vispa imperizia, a conferire al disco una parvenza carnevalesca ed estremamente elastica nella forma e nella sostanza. I testi limpidi e senza troppe metafore di vita, intrappolano un pacato disagio esistenziale, mitigato da armonie che abbracciano l’orecchio con calore e semplicità, in una sorta di resoconto di viaggio di vita.

Baryonyx - Fuori il BlizzardLuci bianche oltre lo Zenit fa presagire ad una discesa agli inferi con vista su di una ballroom luminosa e stroboscopica; nella sua breve ma efficace evoluzione, il brano strumentale fa da incipit a Mondo a Colori e le sue pennate fresche di chitarra che sembrano posticipare la fine dell’estate. Il contrasto deciso si manifesta tra le movenze di una ballata calda e suonata con dinamiche sterili euro-pop, che via via s’aggrovigliano l’una sull’altra, per assumere tinte uniche e rarefatte che s’incastrano alla perfezione in una massa singola, per un brano radiofonicamente valido ed appetibile. Se l’euforia sembra contagiare intero il disco, con Inferno #3 le emozioni assumono una posa non prevista (e tralasciando la citazione forse superflua del terzo canto dantesco dell’Inferno), marcando un industrial minimale fatto di chitarre ruggenti e beat martellanti, eppure ripulito da un cantato cristallino che mantiene salda la struttura sostanzialmente pop del disco. Egosfera dilata leggermente i tempi, aprendosi a sonorità più pulite e nostalgiche, grazie ad lievi archi che stemperano una base digitale per nulla invadente; mentre infatuazioni funk infettano Bonacciale, le cui chitarre ruvide giocano sui cambi di tempo con buona puntualità ed enfasi.
Trilobyte mette una pausa minimale che lascia perlomeno spiazzati, confermando l’intenzione dei Baryonyx di saper giocare con maestria con gli estremi e le contraddizioni: la claustrofobia del brano è ben arrangiata e curata, anticipando all’ascoltatore la migliore parte del disco. La conferma di codesta lenta nostalgia viene con Voce84, che nella sua sottile litania si permette di scomodare qualche influenza techno per accelerarne i ritmi; poi il cerchio si chiude in crescendo con P.P.F. (Passato.Presente.Futuro) come un resoconto finale di un viaggio musicale che corre rapido sulla lama dei contrasti accesi.

Fuori il Blizzard è un lavoro strutturato ed accessibile allo stesso tempo, il buon connubio tra l’enfasi compositiva e l’immediatezza del cantato è indice dell’ottimo pedigree dei Baryonyx, che non vogliono rinunciare alla propria vocazione sperimentale perdendo concretezza nelle liriche. Gli estremi sono confrontati e spogliati delle loro superbie, al servizio di un’armonia di fondo godibile e mai troppo complessa, conferendo al disco tratti leggeri e tutto sommato rilassanti; per il futuro c’è come minimo da aspettarsi un ennesimo cambio di rotta!

 

Baryonyx facebook
Baryonyx sito ufficiale
GhostRecordLabel sito ufficiale

 

recensito da Poisonheart
Poisonheart hearofglass

Host di destinazione non consentito, sblocca la connessione nel pannello di AlterVista (Risorse > Impostazioni PHP)
Share
Precedente Alien Boy del punk: Greg Sage e i Wipers (1979 - 1983) Successivo Too Many Humans - Lo Sciame

Lascia un commento

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.