Frail Skies (ep) – Il Diluvio

Se quando recensii l’omonimo esordio (leggi qui) de Il Diluvio, notavo importanti influenze british-indie del decennio scorso, suggerendo di alzare il tiro per i prossimi lavori, in questo secondo ep, Frail Skies, il quartetto bresciano sembra avermi (indirettamente) preso alla lettera.
Il Diluvio - Frail SkiesCinque brani il cui il rock resiste in risacche evocative ed algide allo stesso tempo; è tuttavia la virata synth che giova a questo lavoro, soffiando controvento rispetto agli esordi e spostando di conseguenza il baricentro verso soluzioni melodiche più ampie. Mantenuta quell’enfasi eighties (endemica alla band) calcata però attraverso strade oblique, in Frail Skies si susseguono ballate nostalgiche in bilico tra ruvidi Tears for Fears ed ispirati Editors: luccicano per profondità e melodia, come ad esempio Avoid the Worst, tessendo comunque trame sonore interessanti, personali, con tratti distintivi piuttosto peculiari. Anche la delicatezza pop di Snowflakes non si sottrae a questa logica, imponendo un mid-tempo wave, quasi anacronistico (vedasi l’assolo finale), eppure mai fuori posto rispetto alle altre tracce del disco.
Tutto previsto, tutto peraltro già annunciato nella caustica iniziale Collapsing Walls, che racchiude in sé l’anima pop e quella più indie de Il Diluvio: dualità sfumata che si manifesta in modi completamente diversi (più spogli e minimali, semmai) in Routes, ballata acustica dai ritmi lenti, compassati, volutamente inseguiti e fatti propri.
Un ventaglio di possibilità che sembra il lief-motiv di Frail Skies, come se Il Diluvio volesse testare le potenzialità di queste nuove composizioni, per decidere poi cosa scegliere per un eventuale esordio sulla lunga distanza. Seppur diverse, ciascuna delle cinque tracce mostra approcci simili ed adiacenti, nonostante le variazioni di volume e velocità. Chiude il cerchio No Hill to Climb, sintesi forse perfetta tra il bagaglio indie-rock formativo e le nuove istanze elettroniche (tuttavia educate e discrete), pronte a colorare di tonalità opposte quelli che sono gli arrangiamenti del quartetto.

Se la scelta di rallentare sembra essere intenzionale, Il Diluvio con Frail Skies compie un altro passettino in avanti verso la definizione di un suono che possa accogliere e conglomerare tutte le influenze musicali della band, senza cadere in contraddizione o in strani giochi di emulazione. Come suggerisce anche la metaforica immagine di copertina, per far ciò la band dovrà lottare e proteggere la propria idea musicale da prevedibili (ed ammalianti) ventate indie-pop modaiole, realizzando così un sound ancora più rotondo e personale. Mantenete la fiammella accesa!

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recensito da Poisonheart

   

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