Female Rock: Riot Grrrls, Cherry Bombs or Cornflake Girls ? (parte I)

«Noi pensiamo che le Riot Grrrls debbano mettere in relazione la teoria con l’azione, il femminismo con lo slancio vitale, che è qualcosa verso cui siamo spinte. La musica, la letteratura, il divertimento: tutto rivela questo slancio implacabile, la velocità e la serietà di questo impulso. Una chiamata alle armi per ogni ragazza aperta a raccoglierla» Huggy Bear

Il rigurgito femminile del rock. Ragazzacce che prendono in mano una chitarra e biascicano accordi e riff densi di rabbia e di emancipazione, il coito interrotto da summer of love. Tutto questo ha un nome molto anni ’90: Riot Grrrl!
Eppure le sue origini vanno al di là della scena di Olympia, lassù nell’angolo in alto a sinistra d’America, se vogliamo capire davvero cosa si cela dietro l’etica DIY di queste femministe-progressiste, dobbiamo andare alla fonte di chi e cosa le ha ispirate.
Il battesimo ufficiale del movimento viene nell’agosto del 1991 alla International Pop Underground Convetion di Olympia appunto, evento organizzato dall’eclettico quanto sovversivo Calvin Johnson e dalla sua K Records. Il leader dei Beat Happening è una sorta di beatnik marxista, che disprezza le major e lo show-biz, e senza troppi complimenti si rifà con picchi estremisti alle linee guida del primo hardcore di San Francisco e alla filosofia DIY. E se pensiamo che nel 1991 il fenomeno grunge è pronto a scoppiare (con le conseguenze che questo avrà nel sottobosco underground), è facilmente intuibile come le Riot Grrrls siano paradossalmente di estrazione punk-rock, con un forte accenno di autodeterminazione. Una rivalsa verso il rock maschilista e dispregiativo degli anni ottanta, fatto di tanta e troppa retorica verso le donne considerate esplicitamente come oggetto sessuale. Eppure se vogliamo ricercare le pioniere, che idealmente hanno ispirato questo movimento, dobbiamo azionare la macchina del tempo ed arrivare fino al 1975 con le Runaways di Cherie Currie, Lita Ford, Micki Steele e Joan Jett. Uno dei primi esempi di rockband tutta al femminile, con una certa capacità tecnica (almeno fino all’addio di Micki Steele), che nasce a Los Angeles (e dove sennò), e salgono alla ribalta grazie al buon fiuto di Kim Fowley e dall’entourage di Alice Cooper. L’esordio omonimo del 1976 porta alla ribalta queste ragazzine poco più che adolescenti, dai testi sgraziati che parlano esplicitamente di sesso ed alcool, presentandosi nei live in abiti succinti che lasciano poco all’immaginazione, comportamenti a cui quell’America conservatrice non era ancora preparata (ricordiamo che il punk ancora non esisteva nel vocabolario musicale della West Coast). Cherry Bomb, You Drive me wild, e Queens of Noise (quest’ultimo da il nome al successivo lp del 1977) propongono un rock-pop bubblegum, con alta dose di ironia e di seduzione, giocata molto sulla trasgressione piuttosto che sul sesso e l’erezione. Se il successo discografico fu solo parziale (un po’ per il cattivo sponsor Fowley visto nel mondo underground come un manipolatore ed un po’ perché gli States non erano abituati ad una novità così sconvolgente), quello personale per Joan Jett e Lita Ford fu molto più concreto. La prima produce (GI) dei Germs per poi dedicarsi alla carriera solista che gli fruttò molta fama grazie alla cover-inno  I love rock ‘n’ roll, mentre Lita Ford dopo aver collezionato una serie di fidanzati tra Mötley Crüe, Rainbows e W.A.S.P., nel 1988 esordisce con Lita trainato dal successo Kiss me Deadly, un pop-metal scontato dai contorni wave.
Chi proseguì il discorso girls-band fu Micki Steele che si aggregò a Susanna Hofs e alle sorelle Peterson nelle Bangles: meno attitudine punk e seduttiva, a favore di un melodico pop-folk con reminiscenze seventies . Il tutto sfocia in un successone commerciale con i singoli Walkin’ Like an Egyptian e Manic Monday contenuti nel discreto Different Light del 1986, nel quale si evince una forte carica di femminilità e di raffinatezza quasi soul, abbandonando completamente la pretenziosa etica underground.
Parallelamente e segretamente (forse non troppo) sedotto dal punk, il vecchio continente da alla luce un paio di interessanti band femminili (o quasi!) che saranno poi fonte d’ispirazione l’intera carovana Riot Grrrl. Da Londra le Raincoats esordiscono con un post-punk ruvido ma di estrazione pop, che influenzerà molto le Hole di Courtney Love. La voce angelica di Ana da Silva e Gina Birch echeggia in Lola (cover dei Kinks) grazioso proposito pop, mentre l’herpes-punk si fa strada in Fairytale in the supermarket, mancante nella versione vinile da collezione di The Raincoats del 1979. Più attive invece nella scena punk britannica (se non altro per i tour di supporto a Clash e Buzzcocks) sono le Slits della compianta Ari Up (Arianna Forster). Dall’accento molto lo-fì le Slits non cambiano le regole del punk inglese, ma hanno la capacità di dosare ingredienti rock-reggae con mano ferma come avrebbe fatto Strummer and Co. Instant Hit e Typical Girls sono le perle di Cut, esplicito esordio (vedere la copertina per credere) del 1979. Da citare in ambito post-punk-wave gli X-Ray Spex della vocalist Poly Styrene, che con Germ Free Adolescents pone una piccola pietra miliare del genere, sostenuto da buon ritmo e da soluzioni innovative come i fiati, vedasi The Day the World Turned Day-Glo, o l’aggressività della locomotiva  Oh Bondage, Up Yours!
Complice l’ambiguità maschile anni ’80 (in bilico tra lo sciovinismo e l’omosessualità), alla fine del decennio vintage, assistiamo ad un implosione garage-underground che tocca in maniera profonda l’universo femminile, grazie a due figure dalla forte personalità: Lydia Lunch e Kim Gordon  … ma di questo e della nascita del Riot Grrrl, ne parleremo nella seconda parte.


La Firma: Poisonheart
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