Fate – Soviet Soviet

Soviet Soviet - FatePesaro e dintorni continuano a svelare un ricco sottosuolo musicale (vedi anche i Be Forest, leggi recensione) confermato da questa adrenalinica uscita (via Tannen Records) dei Soviet Soviet.
E’ probabilmente dal vivo che questo trio (Alessandro Costantini -chitarra-; Alessandro Ferri -batteria-; Andrea Giometti -voce e basso-) aizza e contagia un’energia virulenta e pazzoide che non può che sfociare nel pogo più gioioso e spontaneo. D’altro canto siamo nel confine tra una dark-wave costipata ed un arrembante rock “sonico” e sperimentale che non passa mai di moda, rendendo Fate uno dei dischi alternativi più tirati di questa stagione. Formatisi nel 2008, i Soviet Soviet catalizzano presto l’attenzione d’oltreoceano, prima passando su Pitchfork con l’omonimo ep, successivamente prendendo parte ad un tour americano, arrivando ad aprire persino per i dispotici PIL (l’anima punkeggiante tuttavia era già stata ben assimilata dalla band, John Lydon non potrà vantarsi anche di questo!).
Fugaci, ruvidi, spericolati, i Soviet Soviet gravitano attorno a perniciose trame di basso e svirgolate di chitarra acida, rette da una imprescindibile e roboante batteria che rinnega qualsiasi minimalismo dark: l’apertura liquida di Ecstasy è decisamente eighties senza tuttavia scivolare nell’emulazione.
Un cantato felino e cupo colora ciascuno dei dieci brani di Fate, lasciando anche un buono spazio alle evoluzioni strumentali, sempre piuttosto abbottonate e modulate tra echi e fondamentali phaser e flanger. Il disco innalza una tensione crescente e crepuscolare come in 1990, o nella spoglia Introspective Trip, pronta ad esplodere nella tripletta fondamentali di FurtherGone FastNo Lesson: letteralmente orgiastiche per incisività, velocità e potenza.

Suoni diluiti, eppure quasi mai smussati o patinati in fase di produzione, anzi lasciati piuttosto a seccare al sole, come l’ellittica Together o la cavernosa e sorprendente Hidden (che si prende spunto dagli Editors mentre rifanno i Joy Division!). Dettami di post-punk isterico nella veloce e tumultuosa Something You Can’t Forget, mentre i tempi rallentano appena nella conclusiva Around Here rendendo così evanescente quel serioso bagaglio di nostalgia ed una segreta voglia di evasione (sarà forse che tutta questa velocità ci abbia fatto prendere il volo un poco?!).
Fate è un disco dannatamente prodotto e suonato come si deve; efficace e risoluto nella medesima forma, i Soviet Soviet sono abili a stanare un’energia roboante e a renderla malleabile tramite un uso moderato della modulazione e di muri “sonici” che non si prendono licenze naïf o troppo celebrali.
Un disco molto bello, e lo dico da fiero possessore di questa copia in vinile!

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Tannen Records sito ufficiale

recensito da Poisonheart
Poisonheart hearofglass

 

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