Everyone was sleeping as if the Universe were a mistake – Ohio Kid

Raccontare con una certa sensibilità è una dote che nasce innata dentro, come l’empatia o la timidezza: in Ohio Kid, la forma canzone assume sfumature noir e sofferte di una confessione allo specchio.
Originario di Bologna, il progetto Ohio Kid nasce nel 2010 come homemade e persevera in questo vortice do-it-yourself arrivando al piacevole esordio due anni dopo (The day when we discovered the light, 2012), lasciando successivamente un vuoto compositivo, tappato finalmente dalle sei tracce evocative di Everyone was sleeping as if the Universe were a mistake. Il trasferimento in Lussemburgo e l’incontro con Edwin Aldin (che aveva folgorato anche Stefania Salvato, alias Charlotte Bridge, leggi recensione), diventano passaggi fondamentali per comprendere la profondità e la delicatezza della produzione e degli arrangiamenti di questo disco. Se gli esordi erano costellati da un lo-fi sincero, con indimenticabili pulsazioni folk; in questo nuovo capitolo della carriera di Ohio Kid, entra dirompente l’elettronica soffusa e dilatata, che ne sfuma con i polpastrelli gli angoli più acuti e rivelatori. Le velocità rallentano e si fanno contemplative, quasi smarrite nell’etere o in un vuoto emotivo, che man mano viene svelato all’ascoltatore; poiché Everyone was sleeping as if the Universe were a mistake è un disco che si trastulla e s’abbandona al dolore, come lenitivo e cura contro il mal d’amore. Così nel calderone dei ricordi finiscono mezze frasi, mezze sensazioni, qualche lacrima trattenuta ed una fierezza tutta da ricostruire: lo strazio va coltivato, come unico espediente per crescere e riflettere su quello che ci circonda. Un cinismo sottile che vive e prospera sotto il letto, che aggredisce i sogni, mascherandoli da una realtà quasi impercettibile ad occhio nudo: The Universe is a Mistake apre con un peso al cuore che non trova pace («This night fills my skull with stars / And I try to get some sleep /As you were a mistake»), affogato tra ricordi ed amarezze ancora vive.
Ohio KidGiri di chitarra e pennate insolenti abbracciano uno stato d’animo sospeso tra narcolessia e fatalismo, mentre il cantato si dilata tra echi e ritorni, come una vocina lontana entro la caverna dell’anima. Un’apertura crepuscolare introduce quello che personalmente reputo il miglior brano del disco, Cattles gorgheggia sopra le nuvole, mentre livelli sonori s’addensano in sottofondo senza disturbare il lento divenire della voce. E’ una serenità spenta quella che risuona come una nenia senza passione, mentre il tempo rintocca lento e scolorisce ricordi e parole, rispecchiando quell’immobilismo dei sentimenti che appaiono narcotizzati e spenti («We crouch together and touch the grass / We might stay here till it goes»).  Atoms, con quel suo arpeggio singhiozzante, mostra una dualità del tutto particolare tra un minimalismo integerrimo ed una voglia di sperimentare energica e libera: il vortice d’oblio tocca i suoi punti più deprimenti e dolorosi («My happiness is gone / My hands are warm / In your empty womb / And I break your cups»), attraverso un cut-up essenziale ed istintivo.
Your Drugs, tra influenze sixties ed ermetismo poetico, delinea il contorno del vuoto che rimane dopo la fine di una storia; mentre la appena precedente Interlude (I will knock at every door to surprise you), sembra uno spartitraffico emotivo per tirare il fiato e smorzare la tensione.  Un briciolo di speranza fa capolino quando echeggia alla fine del disco la sussurrata Wires; eppure nonostante quello sforzo di non guardarsi indietro, permane un malessere recondito, un amaro in bocca che non può essere cancellato se non dallo scorrere lento dei giorni. Così la vera sfida non è contrastare o superare il primo dolore, ma abituarsi a convivere un poco alla volta con lo sconforto, come uno scomodo compagno di viaggio, che però parla ed insegna il significato della vita.

Everyone was sleeping as if the Universe were a mistake è un disco che può essere approcciato e ben compreso da chi ricorda o ha convissuto con un grande dolore. La sensibilità di Ohio Kid e la sapienza degli arrangiamenti sono elementi non ordinari per raccontare e confidare un preciso stato d’animo, senza sbalzi umorali o picchi depressivi, ma con la consapevolezza che anche la sofferenza fa parte (la gran parte) della vita di tutti i giorni.

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Ohio Kid bandcamp

recensito da Poisonheart
Poisonheart hearofglass

   

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