Escapismo Primaverile – Lennard Rubra

Infatuato tanto dalle tessiture chitarristiche di Johnny Marr, quanto dal recente e pandemico indie-pop italico, Lennard Rubra aggiunge al renaissance del lo-fi casalingo la propria proposta musicale, suonando un po’ più originale e smaliziato rispetto al lungo elenco di altri colleghi che hanno fatto del homemade una ragione d’essere.
Lennard Rubra - Escapismo PrimaverileDi stanza a Riccione, Lennard Rubra mantiene un approccio musicale prettamente wave, sia nell’architettura della sei corde, sia nel posato uso di effetti e deviazioni, senza trascurare un certo minimalismo in liriche ironiche, molto asciutte e con il vizietto della ripetitività. In maniera piuttosto curiosa, Lennard Rubra decide di esordire con Pleonasmi nel maggio scorso, solo dopo aver programmato a qualche giorno di distanza l’uscita del secondo ep, Escapismo Primaverile, senza che nei due lavori ci possano essere indizi di un didascalico progetto a puntate. In effetti, nei due extended-play non si riscontrano differenze di stile o di composizione, come se facenti parte di sessions uniche; il che non è un male, soprattutto perchè la stagnante atmosfera della musica rimane inalterata tra un lavoro e l’altro.
I rintocchi acuti e modulati della sei corde rimarcano quel senso d’oblio e di immediatezza che Lennard Rubra fa emergere ballate twee-pop d’ispirazione nineties; dal tintinnio circolare dell’omonima traccia di Pleonasmi, alle cavalcate funky di Saudade in Escapismo Primaverile, assistendo leggiadri a piccoli bozzetti di melodia amputata di qualsiasi ambiguità, che abbraccia in un certo senso influenze di un Pop warholiamo (con la maiuscola) nostalgico ed iconico. Urano e Telemachia si presentano con i loro jingle chitarristici affogati in versi ostinati, bidimensionali, senza (effetto puramente voluto) alcuna ricercatezza e profondità: se slogan deve essere, allora che sia nudo e crudo! Rispetto a brani come Anedonia e Carpino (contenuti in Pleonasmi), nel quale una certa nenia melodica si rifaceva ad una forma canzone consolidata; in alcuni episodi di Escapisco Primaverile (vedi in La stagione), Lennard Rubra ne destruttura e tornisce la forma classica, suonando spigoloso, pionieristico, in un atteggiamento di rottura quasi post-punk. Eppure all’orecchio si ha l’impressione che si senta a proprio agio in entrambi le vesti, in una dualità dai chiaroscuri davvero interessanti. Eppure è solo con il maestoso brano di chiusura, Pina Bausch, che rallentando i ritmi e facendo scivolare le melodie, Lennard Rubra trova una quadratura perfetta annegando uno spleen lirico malinconico e nebuloso attraverso pastosi (grazie ad un ottimo dosaggio del chorus) riff di chitarra; delineando un promettente pertugio per le produzioni future.

Mi sento di consigliarli entrambi –Pleonasmi ed Escapismo Primaverile– per un ascolto attento e curioso; ed in un certo senso intuisco pure la necessità di Lennard Rubra di farli uscire separatamente, non tanto per elencarne affinità e divergenze, quanto per svelare un ventaglio di possibilità e di esigenze creative che dovevano essere registrate e pubblicate. Dal percorso artistico ancora tutto da definite, ma con la bandiera lo-fi sempre sventolante, Lennard Rubra manifesta una bravura naturale nel creare e manipolare melodie, riuscendo ad essere (a volte nel medesimo momento) sia narcisisticamente naïf, sia perentoriamente pop.
E questo non è da tutti …

Lennard Rubra facebook
Lennard Rubra bandcamp

recensito da Poisonheart

 

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