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Dell’Impero delle Tenebre – Il Teatro degli Orrori

Per chi conosce questa band non ci sono bisogno di altre presentazioni, quello che ci sta scritto di seguito sono un mare di grosse ed inutili ovvietà. Per chi non conosce Il Teatro degli Orrori, drizzate le orecchie e leggete attentamente.
Lungi dall’essere la solita banda italiana che si dichiara indipendente per poi strizzare l’occhio al mainstream, Il Teatro degli Orrori nasce nel 2005 con un preciso progetto. Ah, direte voi, una band di giovani casinisti con il loro indie alla moda. Balle !!! Piuttosto un gruppo esperto e rodato che si definisce un “gruppo rock” nonostante al suo interno convivano garage, progressive, un atteggiamento irriverente e uno spirito che è quello della musica indipendente di fine anni ’80 come Melvins o Scratch Acid.
Alla voce Pierpaolo Capovilla, alla chitarra e prestato al basso Giulio ‘Ragno’ Favero (entrambi già nei One Dimensional Man), Gionata Mirai, chitarra e voce dei Super Elastic Bubble Plastic e un “picchiatore” come Francesco Valente alla batteria. Il valore aggiunto che li distingue dagli altri sono proprio l’ironia, l’aggressività e l’efficacia della musica che mettono in mostra.
Tutto assolutamente in linea con Il Teatro della Crudeltà di Artuad, in cui il commediografo di inizio ‘900 proponeva una rinascita del teatro attraverso “il grottesco, l’orrendo e il dolore“. Caratteristiche riprese da Pierpaolo e soci che nelle numerose performance live mischiano grinta, ironia e provocazione mai viste prima; il tutto senza esagerare e mantenendo una sorta di “intelligenza nell’esibizione”.

Dell’Impero delle Tenebre è il loro primo lavoro e in esso ci sono tutti questi ingredienti, con l’aggiunta di liriche molto interessanti, impegnate ove il sarcasmo non manca. Quello che decisamente rompe con il passato è che Il Teatro degli Orrori compone e canta rigorosamente in italiano (Super Elastic Bubble Plastic e One Dimensional Man prediligono la lingua inglese), senza cadere nell’ovvio e nel ridicolo, superando inutili rime, e offrendo temi su cui riflettere. «Sono stanco di sentir suonare magari della buona musica, formata bene, però senza uno straccio di idea su cosa dire alle persone» questa è l’opinione schietta di Pierpaolo. E non si può non dargli torto.

Dell'Impero delle Tenebre - Il Teatro degli Orrori«Maestro, maestro … la prego si accomodi: possiamo incominciare … MMMMMMmmmmmm», con un apertura folgorante si apre l’album e Vita mia. Chitarre sporche e graffianti, basso pesante quasi industrial, batteria imponente, sembra un inizio heavy ed invece la canzone prende strade musicali impreviste cambiando spesso tonalità, inserendo riff talvolta azzardati, stacchi improvvisi (memorabile la chiusura «Oppure all’INFERNO !») e una grande energia sprigionata. Dio mio è una demenziale riflessione sulla vita. Aggredire l’ascoltatore e al contempo farlo riflettere, questo sembra essere l’obbiettivo, «… indietro non si torna, questo è poco ma sicuro» avvisa Pierpaolo. E lei venne! è un piccolo gioiello, che prende libero spunto (forse un po’ troppo libero vien da pensare!) dalla “Il Vino dell’Assassino” di Baudelaire. Un cinismo mascherato da immagini quasi ridicole e incredibili, che viene supportato da una base acida di chitarra coinvolgente.

Nei concerti è una di quelle canzoni che il pubblico canta a squarcia gola, spesso e volentieri un piccolo monologo di Pierpaolo introduce a Compagna Teresa, espressamente dedicata alle staffette partigiane. Capita di cadere nella retorica con temi così impegnativi, ma Il Teatro degli Orrori sa essere efficace affrontando il tema dapprima con spensieratezza poi con crudele realtà. L’intro è un qualcosa che da libera licenza al pogo. La velocità si mantiene a livelli di guardia, probabilmente è la più punk del lotto (nonostante i suoi canonici 4 minuti).
Torbida è la title-track, L’impero delle Tenebre, i ritmi calano per la prima parte del brano, in cui riflessioni cupe vengono elargite con serietà e presa di coscienza. «Abbiamo perso la memoria del 20esimo secolo …». Ruvide le linee di chitarra aprono ad un chorus pomposo e intrigante.
Scende la notte ripercorre le stesse linee della precedente, proponendo un rock coinvolgente in cui l’amalgama di basso, batteria e chitarra è mantenuta alla perfezione.

Inno antimilitarista decisamente diverso da i soliti convenevoli è Carroarmatorock!, un testo senza memoria, nel quale la denuncia  passa in secondo piano rispetto al gioco delle parti su cui poggia il brano « … è tutto ok hai visto: sei in televisione !» è l’amara sentenza finale. Di punta anche Il Turbamento della Gelosia, in cui una buona dose di garage è garantita. Una personale autocritica sembra comporre il testo, dapprima acido poi via via si sfoga la natura “romantica” del brano (« …lo dirai a mamma che ho ancora un cuore dentro … »): la tensione si fa alta nella parte finale, volutamente lenta e pragmatica. Lezione di musica è il brano in assoluto più calmo, quasi commuovente; tuttavia forse ha il difetto di durare qualche minuto di troppo.

L’apoteosi si raggiunge con il delizioso riff di Gionata, in La canzone di Tom. Un tocco acustico iniziale in cui la batteria tace, solo la chitarra accompagna la voce di Pierpaolo. Finché nel chorus si assiste alla detonazione, con una malinconia di fondo che toglie il respiro.
Tanti personaggi in questo album, Teresa, Tom, Maria Maddalena (controverso brano che chiude il disco) che sembra far pensare che Dell’Impero delle Tenebre nasca come concept-album. Non è così, casomai la coincidenza è casuale, ogni canzone ha una sua linea e una sua storia.

Tutte queste righe tuttavia non dicono assolutamente niente! Il valore aggiunto del Il Teatro degli Orrori è il concerto. Lì si basa tutta l’identità del gruppo, nessun che li abbia visti dal vivo può dire di essere rimasto indifferente. L’ironia, il cinismo, la provocazione sono componente fondamentale della loro musica, per uno di quei gruppi che lascia un  segno indelebile nella memoria solo se uno vuole farsi trasportare.
Imperdibile !
Fondamentale !

recensito da Poisonheart
Poisonheart hearofglass

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