L’ironia avant-pop di David Foster Wallace

«Una volta mi hai chiesto in che senso le poesie mi hanno formata» dice. Quasi un sussurro: la voce che usa al micirofono. «E mi hai chiesto se noi, noi due, dipendevamo da questo gioco, anche solo per esistere. Piccola?» – solleva il viso di Faye mettendole un dito sotto il mento – «Te lo ricordi? Te lo ricordi il mare? La nostra alba sul mare, che ci piaceva tanto? Ci piaceva tanto perché era come noi, Faye. Quel mare era ovvio. Per tutto il tempo stavamo guardando qualcosa di ovvio». Le dà un pizzicotto a un capezzolo, tanto delicatamente che Faye neanche se ne accorge. «I mari sono mari solo quando si muovono», sussurra Julie. «Sono le onde a impedire che i mari siano semplicemente delle enormi pozzanghere. I mari sono fatti soltanto dalle loro onde. E ogni onda del mare alla fine è destinata a incontrare ciò verso cui si muove, e a infrangersi. Tutto quello che avevamo davanti agli occhi, tutte le volte che me lo chiedevi, era ovvio. Era ovvio ed era una poesia, perché eravamo noi. Guarda le cose in questo modo, Faye. La tua faccia che muovendosi assume un’espressione. Un’onda che si infrange su uno scoglio e abbandona la sua forma in un gesto che esprime quella forma. Capisci?»
(David Foster Wallace, Little Expressionless Animals, 1989)

David Foster Wallace

Il personaggio: Newyorkese d’adozione, David Foster Wallace è considerato una delle menti più ironiche e controcorrente della sua generazione, capace con i suoi racconti e saggi di scoperchiare le insicurezze e le dipendenze della società americana e repubblicana alla fine degli anni ottanta. Al pari di Bret Easton Ellis (con il quale ebbe rapporti piuttosto critici ed aspri), David Foster Wallace ha saputo trarre ispirazione dall’attualità e dall’esasperazione dell’arrivismo yuppies, per mettere in scena vicende dai connotati assurdi ed irriverenti, ma composti da un’eredità psicologica piuttosto profonda. Tra show televisivi molto popolari (da Jeopardy al David Letterman Show), alla demolizione della giostra del divertimento americana, passando per i vizi della droga, dello showbiz e della politica, David Foster Wallace evidenzia la sostanziale solitudine ed isolamento dell’uomo moderno, in un meccanismo pop (o avant-pop) scorrevole e lineare, ma anche piuttosto riflessivo e nostalgico nelle sue spinte più celebrali.
Laureatosi in letteratura e filosofia, Wallace, sin dal 1989 ha manifestato disturbi depressivi che toccarono l’apice con il ricovero alla clinica psichiatrica McLean’s, in concomitanza con l’uscita della sua prima raccolta di racconti, La ragazza dai capelli strani (Girl with Curious Hair). La consacrazione giunge nel 1996, con Infinite Jest, corposo romanzo che amplia in maniera radicale i temi già trattati nei suoi racconti e saggi: utilizzando stavolta, la metafora del tennis per descrivere l’arrivismo e la cupidigia della società capitalista. Osannato dal Time come uno degli scrittori contemporanei più talentuosi, David Foster Wallace si arrende ai propri fantasmi, suicidandosi nel 2008, lasciando incompiuto il suo romanzo forse più controverso ed intricato, Il re pallido (The Pale King).

Lascito letterario: partiamo dall’assunto che David Foster Wallace è uno scrittore che può piacere incondizionatamente, oppure può non essere per nulla compreso. Perciò, prendendo come riferimento il suo esordio e manifesto letterario, La ragazza dai capelli strani, è quantomeno arduo stabilire una linea di confine tra le opposte reazioni. Composto da nove racconti di variabile lunghezza, David Foster Wallace inaugura la sua ossessione per la televisione e l’intrattenimento con Piccoli animali senza espressione, ove l’isolamento, la malattia, l’abbandono ed il mito della celebrità (seppur si tratti della fugace fama di un concorrente ad un quiz televisivo) si condensano nell’androgina figura di Julie Smith; tra citazioni intelligenti ed un romanticismo nostalgico (si accenna anche ad un amore saffico); la fine del racconto arriva troppo presto, poiché c’era davvero tanto potenziale per una disamina più approfondita. Tuttavia, come summa del Wallace-pensiero possono essere elencati sia il racconto che dà il titolo alla raccolta (rapido nella lettura ed irriverente nel linguaggio), sia il lungo e controverso racconto dedicato al presidente Lyndon Johnson, attraverso la narrazione in prima persona del suo assistente omosessuale. Più farraginosi ed articolati sono i racconti di John Billy e Da una parte e dall’altra, ove la provincia americana viene alla ribalta con una nostalgia atavica, attraverso personaggi statici ed atteggiamenti selvaggi, rivisitando con grande arguzia e coraggio le influenze della letteratura dei maestri del primo novecento americano.

Altri riferimenti: Niccolò Contessa (I Cani) nomina David Foster Wallace in HipsteriaAndrò a New York a lavorare da American Apparel. Io ti assicuro che lo faccio, o se non altro vado al parco e leggo David Foster Wallace»), brano che riassume con tono irriverente, tutti i riferimenti culturali della moda hipster, atterrata (con il solito ritardo) nei nostri usi e modi di dire.

A cura de Il Gemello Cattivo

 

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