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Clamarama – The Bidons

Il garage americano della metà degli anni ’60 non ha lasciato in Italia testamento, ed anzi è passato spesso inosservato, sia come genere in sé, sia come spunto originale per la diffusione di altri stili ben più noti e recenti; i Bidons sverniciano il sottosuolo campano prendendo spunto da quel grezzo rumore, così slacciato e fastidioso, ma che in dote portava un ritmo ballabile e scanzonato tanto da diventare l’inno di una generazione intera.

Recensione Bidons ClamaramaCause she’s the witch: Clamarama è il terzo lavoro di questo quartetto che non si limita mai ad alzare i volumi e pestare con le distorsioni; elementi blues e swing, fraseggi rock ‘n’ roll d’ispirazione sixities, ma soprattutto un sound complessivo ammaliante, strutturato, che difficilmente parte per una tangente troppo rumorosa o troppo “fuzzosa”. Albino Cibelli, frontman istrione, la sei corde di Gianmario Galano, e la sezione ritmica di Ezio Marinato (basso) e Mario Siniscalco (percussioni) si fondono in un ensemble che corre veloce tra cambi di tempo dinamici, cori che si sovrappongono e variazioni di tema sempre molto puntuali e di buon gusto, trovando nel pianoforte o nel sax degli arricchimenti mai casuali. Le canzoni che compongono questo disco sembrano come piccole jam legate e nello stesso istante slegate l’una dall’altra, creando attraverso un ritmo sinuoso, una coperta sonora ricca di quel rock ‘n’ blues di cui si sente sempre piacevolmente la nostalgia. L’immediatezza è ragionata, rilasciata al momento giusto, eppure allo stesso tempo giudiziosamente istintiva; senza quel vizietto di esagerare, di rendere quell’energia naturale troppo pomposa o retorica, rispettando quelli che erano gli intenti del garage U.S.

All night till I blow away: Echi townsendiani aprono la furiosa Do It Alone (senza quella componente lisergica che sarebbe altrimenti fuorviante), la voce roca e viscida ripete ossessivamente un chorus-slogan di facile assimilazione. Lo stile di chitarra riprende i percorsi rock ‘n’ roll di Fred “Sonic” Smith specie quando i ritmi accelerano e le cavalcate di power-chords s’intersecano con le pulsazioni del basso o di una batteria che abbandona i piatti e si concentra più sui toni baritonali. Un’apertura del genere fa saltare dalla sedia, e non dissimile appare French Words, anche se in questo caso il debito verso il garage è meno spinto; ad ogni modo i Bidons maneggiano diversi stili prendendo di volta in volta quello che s’incastra meglio nell’alchimia sonora: dal rockabilly alle metriche blues, tenendo sempre alto il vessillo rock ‘n’ roll.
Dal basso felino di 101 Ways, alle rapide di Backdoor Man (rilettura di uno dei temi cari al blues!) che si concede qualche licenza più psichedelica pur restando nei ranghi del rock, passando per Fuck Tomorrow, uno di quei brani che da soli trainano un disco intero per capacità di sintesi, intensità musicale ed irriverenza proto-punk.
Uno spazientito sax come se venisse da Funhouse fa capolino in Let’s Start from the Pants, eclettico bubblegum, intriso di un magnetismo che non ammette compromessi; viscido e ruggente è Keith is Dead che nonostante le velleità punk, mantiene salda la propria identità sixities: perché in fondo tutto Clamarama profuma di quelle sonorità scarne portate al successo dai vari Sonics e Count Five e fonte d’ispirazione per le rumorose band di Ann Arbour.
Help me to Hell e By the Shore si muovono sui bracci opposti di una bilancia, per diversità di approccio e dinamismo, risultando difficile fare una stima su chi prevalga; mentre Margaretha, per crudezza e cupezza, sa isolarsi dal contesto, mantenendo tuttavia inalterata l’innata propensione per il ritmo ed il rumore.
Chain Reaction è forse il brano più divertente (sarà quel lezzo vago che ricorda Stiv Bators e i suoi Dead Boys?); mentre la conclusiva Life is a Bite non fa che rimarcare le abilità dei Bidons in fase di arrangiamento, risultando sempre originali, nonostante i “presunti” limiti del garage sixities.

Yeah i know it just City Slang: Clamarama (Area Pirata/VDSS/MiaCameretta) è la testimonianza che il garage-rock che ha ispirato i vari hard-rock, punk, o indie-rock è sempre vivo ed attuale, e i Bidons sono stati bravi a comprenderne le potenzialità e a mescolare con intelligenza le mille improvvisazioni di cui quest’album si nutre, facendolo suonare potente e grandioso, nonostante gli anni sessanta e tutto il rumore che li ha preceduti.

 

The Bidons facebook
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Area Pirata sito ufficiale
VDSS Records facebook
Mia Cameretta Records facebook

recensito da Bambolaclara
BambolaClara heartofglass

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