Bruce Harper – Bruce Harper

Bruce HarperPer i nati negli anni ottanta, è quantomeno superfluo spiegare chi era Bruce Harper, compagno discreto di tanti pomeriggi tra i campi di calcio televisivi di Holly E Benji (quando ancora non esistevano i Fifa o PES). Ispirati dalla goffa e timidamente procace passione del personaggio manga, tre ragazzi bresciani Lorenzo, Marco e Paolo decidono di mettere su un progetto musicale all’insegna della fantasia elettronica, il tutto però suonato dal vivo rigorosamente in analogico. Rispettivamente già impegnati in altre esperienze musicali di estrazione post-rock, i Bruce Harper s’approcciano con estrema libertà in stanze sperimentali, ove l’elettronica assume forme e sonorità nuove, incrociandole con i tempi complessi e sincopati del math-rock. Questo self-titled diventa un banco di prova interessante per la ricerca di nuove forme musicali, esplorando le potenzialità di sample digitali e di alchimie synth che non vogliono rassomigliare a nulla di sentito prima. Ovvio, la strada della sperimentazione richiede anche una sana dose di coraggio e di cuore, tuttavia nella musica dei Bruce Harper, un certo approccio umile e composto li preserva dal battere strade sperimentali troppo ripide, che alla fine risulterebbero fine a se stesse. Invece, in queste nove tracce intrise di un groove cobalto ed elegante, il trio gioca di rimandi e riverberi, ampliando nello spazio le loro intenzioni musicali.

Dal kraut teutonico di E x r t (con non convenzionali incursioni in un elettro-pop succoso e dinamico), al più cavernoso e mistico mid-tempo di Sun -ove un sibilo onomatopeico disegna linguaggi nuovi e forme di comunicazione eccezionali-, assistiamo ad un dinamismo fugace e ragionato, che tenta con grande enfasi di raccontare una storia senza scomodare parole o immagini di facile assimilazione.
A tratti criptici ed avvolti in un ermetismo quasi claustrofobico, i Bruce Harper calcano la mano con loop e sonorità ridondanti (l’isteria di Landscape sembra uscire direttamente dagli anni novanta), richiamando ritmiche tribali come se appartenessero a sciamaniche danze di popolazioni selvagge (Arms ne è una rivisitazione). Tarantolata e per certi aspetti ballabile, Blind colpisce per la sua anima grezza, immersa in pattern precisi e dalla forte carica evocativa; mentre frizzante al limite della psichedelia è Cold, probabilmente la rappresentazione più fedele delle “manipolazioni” che i Bruce Harper vogliono imporre alla loro ricerca. Segnalo per tensione ed imprevedibilità, la traccia di chiusura Fluo Rites, un’isterica ed esagerata sabba di vibrazioni epilettiche, a cui è impossibile rimanere indifferenti, specie nel finale saturo e pirotecnico.

Coraggiosi e determinati i Bruce Harper utilizzano tutti ingredienti sensati per creare un buon disco con vibrazioni positive, che rimangono appiccicate addosso anche dopo il primo ascolto. Minimali e con un bagaglio musicale piuttosto importante, il trio elabora con grande inventiva nuove istanze elettroniche, senza risultare stucchevoli in fase di produzione, ma anzi regalando qualche virata aggressiva che omaggia le innumerevoli forme selvagge del rock.

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recensito da Poisonheart

 

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