Belva (ep) – Bruuno

Da Bassano del Grappa cinque ragazzotti irrompono con ruvida energia e ruvide parole, attraversando il cervello dell’ascoltatore da lobo a lobo, senza nessuna via di scampo, senza nessuna speranza: Belva è quel sentimento che intimamente ruggisce dietro ogni ingiustizia quotidiana, è il grido di verità dei Bruuno, senza compromessi e senza compiacimenti.
Belve - BruunoParlare di hardcore, o di stoner, o di qualsiasi altro genere/sottogenere irruento e roboante mi sembra abbastanza limitativo, piuttosto la musica dei Bruuno parte da una tormentata sezione ritmica, nel quale le percussioni sfondano il muro dell’apatia, mentre il basso costruisce nuove barriere sonore su cui poggiano le ritmiche spezzate di chitarra.
Il risultato che ne deriva è elettricità pura, dinamica, pronta a farti sbalzare da una cassa all’altra, grazie anche ad un cantato asciutto, mascherando un proselitismo vorace ed irruento, e condensando una livida rabbia in immagini di vita, ed esperienze personali, di cui tutti noi possiamo esserne stati testimoni. I Bruuno raccontano a modo loro l’esistenza di provincia, la noia ed una mancanza di stimoli che assume carattere generazionale, e lo fanno tramite una musica violenta, che digrigna i denti, assetata di ricambiare lo sdegno e l’indifferenza con cui è amaramente nata e cresciuta.
Sei brani a cui è impossibile dare una connotazione che non sia sociale, il quintetto proclama una lotta personale ed alienata, come passaggio obbligatorio per trovare feconda leggerezza e libertà; e se l’approccio prosaico ricorda vagamente i primi vaneggiamenti isterici di un Capovilla ispirato, l’originalità dell’apparato musicale e l’elegante adrenalina che ne deriva, non si discutono.
Così Casper apre le danze con un piglio guerrigliero, coltivando nelle strofe una tensione endemica che scoppia nello slogan corale “me ne vado e basta!“, o nel successivo “è tutto qui!“, rimarcando quell’alito di disgusto verso i confini conosciuti, ed ostentando una crescita personale che deve per forza passare dalla fuga, dal lasciare i panni della giovinezza. In modo simile, ma con tono molto più disperato, Sete sottolinea nuovamente questo disagio che accerchia e circonda tutte le emozioni, sia quelle manifestate con ironia e scaltrezza che quelle tenute ben nascoste poiché davvero autentiche. Critici, ipercritici, i Bruuno si scatenano contro il modo naif intellettuale di una certa schiera indipendente, ed in Ruggire come le porte l’andamento più rallentato è un’apparenza che svanisce man mano che il brano si manifesta nella sua furia ceca.
Seppuku, come suggerisce il titolo dal termine giapponese traducibile come “sacrificio”, è una confessione alienata di disprezzo personale che nervosamente si protrae tra singulti di basso e stridenti melodie di sei corde: ancora una volta il desiderio di fuga assume contorni disperati, quasi come fosse una chimera da esaudire ad ogni costo.
Troppo Spesso Lento s’arrangia vigorosa in uno schema compositivo che adesso è facilmente riconoscibile, delineando tuttavia fraseggi di chitarra interessanti che abbracciano con soluzione di continuità la traccia conclusiva, Sfregio capace di calcare i volumi con un’ostinazione davvero encomiabile.
La Belva dei Bruuno è un animale selvaggio, cattivo, diffidente, ma che sotto la crosta ferita sa anche essere emozionante e dannatamente sincero; in uscita in aprile per V4V-Records e Coypu Records promette di lasciare un segno duraturo nella scena musicale indipendente, poiché sono davvero pochi i musicisti che gettando il cuore oltre l’ostacolo, raccontano le paure e le emozioni che una generazione in fuga tende a lasciare ai margini della vita.


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V4V records pagina ufficiale

recensito da Poisonheart
Poisonheart hearofglass

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