Affiorano Veloci e Lenti Come i Ricordi (ep) – Scogli di Zinco

Un esordio del tutto particolare per poetica e per una certa originalità negli arrangiamenti; i maceratesi Scogli di Zinco provano a mischiare il sacro con il profano: ossia disturbare con fiati e solfeggi quello che dovrebbe essere un muro sonoro di pasta shoegaze o post-rock. Affiorano Veloci e Lenti Come i Ricordi è un ep di quattro tracce che getta le basi per un progetto musicale che ha già chiaro in testa la strada da percorrere; avanguardie che ricordano lontanamente i Mission of Burma su vinile, i quattro ragazzi di Scogli di Zinco giocano sulle dinamiche dei fiati e su un nervosismo rallentato quasi post-punk. Eppure nell’epidermide di questa band c’è un originalità innata, una lontananza dalle mode o dall’hipsteria più scontata, poiché non è solo l’approccio alla musica o la poca consuetudine a sentire taluni strumenti; quello che rende la proposta di Scogli di Zinco interessante è la capacità di evocare sensazioni d’abbandono, di cristallina malinconia, alla ricerca di uno spazio incontaminato ove finalmente respirare.
scogli di zincoIl contatto e la simbiosi con la natura diventano essenziali per comprendere il messaggio di questo disco, che oltre all’evasione nel senso più ampio del termine, porta a galla quel malessere verso la quotidianità che solo il silenzio, l’osservazione e l’isolamento possono dare. Pillole di una meditazione interiore che vuole solo ricercare quel benessere primigenio che nella foga di tutti i giorni viene a mancare. Ecco che un brano denso come Ilaria, complice un mid-tempo ammaliante che si stampa presto in testa, diventa un valium per i ricordi: istantanee polarizzate scorrono rapidissime lungo un cantato libero che sembra aprire uno ad uno i cassetti della memoria. Una sezione ritmica avvincente colora le dinamiche del brano, che trovano il loro completamento nei vacui sospiri d’ottone che eludono, e rendono di fatto superflue, eventuali modulazioni di chitarra. Nuvole sonore art-rock si abbandonano come nebbia o fuliggine sopra le nostre teste, abbracciando in toto tutte le sensazioni che questo progetto rilascia. Così le sospensioni di Senza Gravità duettano con il rimbalzare dei volumi e delle velocità: i fiati in sottofondo sospingono una delicatezza compositiva che si fonde tutt’uno con l’agrodolce armonia delle liriche. Metamorfosi ed alchimie si manifestano naturalmente nell’apertura pomposa de Le Serpi, in uno scenario che mima ad un paradiso incontaminato costruito per sciogliere l’idiosincrasia dell’amore e dei sentimenti nell’epoca di un presente statico. Se i riferimenti naturali non fossero bastati, ecco che in Bosco, Scogli di Zinco trovano il rifugio minimale contro tutto il caos della provincia o della città: un piccolo spazio segreto ove ambire a pochi minuti di pace diventa un bisogno maniacale e liberatorio. In quest’ultimo brano il maggiore minimalismo musicale segnala una parziale svolta rispetto alle allegorie rock del resto dell’ep; una via che potrebbe essere intrapresa anche in futuro, nonostante la bellezza “dell’aggiungere” sonorità nuove sia molto più eccitante di qualunque sottrazione compositiva.
Affiorano Veloci e Lenti Come i Ricordi è un esordio davvero interessante, che dovrebbe spronare l’ascoltatore a ricercare con sempre più volontà quel piccolo spazio di pace e di dolce oblio, contro l’oppressione del vivere quotidiano. Gli Scogli di Zinco propongono una ventata fresca di novità, dosando gli ingredienti con sensibilità e buon gusto, senza eccedere nello strappo tra approccio classico e rottura post-rock: il tutto così si fa apprezzare per un progressivo e mescalinico abbandono verso le zone più lontane e misteriose del nostro passato, trovando magari la prima gioia o quei ricordi oramai sbiaditi dall’età adulta.

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recensito da Poisonheart
Poisonheart hearofglass

 

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