Pericoli e Ballate – Salamone

Dal sapore mediterraneo della sua Sicilia, Vincenzo Salamone (o semplicemente Salamone) dopo il sorprendente esordio de Il Palliativo (2015), ritorna con un disco intenso, vibrante e dinoccolato di emozioni: Pericoli e Ballate è l’ironia dei giorni nostri fusa con la realtà delle periferie.
Dalla poetica carnevalesca e bizzarra, Salamone conferma con questo disco la poliedricità di un cantautorato che supera le nostalgie indie-rock, per abbracciare l’osservazione matura delle meccaniche umane, delineando con piglio critico i punti in cui le emozioni svelano la propria autenticità. In bilico tra un Buscaglione in tecnicolor ed un Capossella meno tarantolato: Salamone gioca con arrangiamenti folkloristici, lungo armoniche fiammeggianti, chitarre acustiche che approcciano ad un caldo funk ed archi romantici con un lieto retrogusto malinconico. Così, se le ottime impressioni de Il Palliativo lo avevano avvicinato alla Targa Tenco 2015, in questo nuovo lavoro si riprendono quelle atmosfere (parte dei brani provengono dalle stesse sessions), per essere poi nuovamente rivisitate e rese ancora più profonde, grazie ad un intimismo sincero mosso da metafore ed immagini di vita reale, mai convenzionali.

Salamone Pericoli e ballateIl tono swing e soffuso di Pericoli con cui si apre il disco, delinea un non immediato affresco di una Palermo seducente e rotta dall’indifferenza, soffiando un cantato appassionato ed una ritmica ammiccante e dal piacevole ascolto. Le arie cambiano decisamente nell’andatura danzante e balcanica di Se non m’inganno, ove serpeggia un’ilarità pungente che come una lama affilatissima spezza le redini dell’ipocrisia e di un’omertà compiacente verso una beatitudine mai davvero raggiunta; il finale sostenuto ed insolente regala vibrazioni autentiche ed appassionate. Con l’agrodolce Paris, Salamone si aggiudica nel 2016 il Premio Bruno Lauzi come “Canzone d’Autore”, raccontando attraverso un velluto poetico la romantica Parigi della Bella Époque, quella dell’Esposizione Universale del 1899 e dei bistrot intrisi di letteratura ed arte. Tuttavia il linguaggio di Pericoli e Ballate non si poggia solo su tono sognante e disilluso; la conferma arriva con Il violino dagli occhi blu, ove la tensione degli archi racconta una storia di dipendenze; mentre Nel bel mezzo dell’inverno è l’amore ed il tradimento carnale a levigare una ballata, la cui andatura omaggia la scuola genovese. Interessante la struggente Sandali, ove Salamone enfatizza nelle secche e spoglie pennate di chitarra acustica, la metafora spirituale del liberarsi di tutto ciò che è materiale e che ci allontana dal nostro io interiore.

Giunti nel cuore del disco, Vuoti a perdere rimarca quello swing leopardato che consente a Salamone di mascherare le tragiche tinte della migrazione clandestina, grazie ad un tempo elegante e leggero in superficie, ma sagace e crudele nel suo nucleo. I ritmi più meditati di Sor Piero e l’andatura sommessa dell’organo nella sua parte finale regalano le migliori sensazioni del disco; rimarcate dalla tempra romantica di Terusa, che omaggia la poetica di Neruda in Todo el Amor.
Le ultime note spettano alla ballata folk di Anche i cani hanno orecchie, la cui ululante armonica sospira leggera tra arpeggi squillanti, lasciando un messaggi in bottiglia che gratifica la genuinità delle buone azioni.

Pericoli e ballate è una scrittura matura che abolisce le nenie indie-rock moderne, ridestando uno stile di composizione più libero, ai confini dello zingaresco, toccando l’attualità e mettendoci dentro le mani, come solo pochi cantautori sanno fare. Salamone conferma senza indugi di saper mescolare generi diversi e di fare tutt’uno parole e musica, ridando lustro e dignità al mestiere di vero cantautore.

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recensito da Poisonheart
 

   

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Pericoli e Ballate – Salamone ultima modifica: 2017-04-12T11:30:57+00:00 da admin
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