Insetti – La Macchina del Fango

Dalla capitale ecco risuonare le languide movenze del progetto La Macchina del Fango, nato per iniziativa di Alessandro Zappulli (words&guitar), pronto a richiamare una rediviva wave sporcata dal fangoso attrito di rock alternativo. Nel 2013, la sezione ritmica di Alessandro Scerpa (basso) e Andrea Biasich (percussioni) entrano in pianta stabile nel progetto, lavorando assiduamente per confezionare nel 2015 l’esordio in formato mini con L’uomo immaginario. Sin dalle prime battute, il richiamo alla wave fiorentina annata ’84 dei due Federico (Fiumani e Renzulli) è marcata, anche attraverso ad una non trascurabile vena poetica e sociale; che porta La Macchina del Fango a registrare (anche grazie al contributo violinistico di Stefano Sirilli) un long-playing dalle forti tematiche personali.
La Macchina del Fango InsettiInsetti, infatti non è solo l’ennesima variante al tema kafkiano condito da un vigoroso rigurgito contro la società moderna; piuttosto rappresenta briciole di memoria riflesse e rilette in chiave adulta e confrontate con l’esperienza, delineando quei sottili incontri-scontri ideologici e sentimentali verso un presente statico e stantio. Il formato è quello della ballata dinamica, mossa da buoni spunti armonici e da cambi di tempo sempre celeri e frizzanti: gocce di funk seminate a manciate e la variante del violino, garantiscono una rilettura diversa e fresca della wave-italica così come l’abbiamo conosciuta. L’assenza di synth o tastiere, e persino di soluzioni effettistiche troppo marcate, consentono a La Macchina del Fango di allontanarsi con decisione da quelle pesanti influenze fiorentine, trovando nel loro originale approccio (senza disprezzare qualche lampo d’improvvisazione) un’indipendenza che è cosciente di resistere nel tempo.

L’incipit di presentazione Questa è La Macchina del Fango galleggia sopra un mid-tempo liquido e flessibile, mentre il tono perentorio della ballata segna uno j’accuse soffice ma non per questo privo di riflessioni. La libertà d’espressione e la propria indipendenza vengono difese fino alla morte, anche attraverso metafore critiche (vedasi le influenze della scuola genovese in Ballata degli Insetti) dal retrogusto spassionatamente ironico.  I richiami stroboscopici di Pater o l’esotico sabba di Virginia, sono segnali inequivocabili di un dinamismo melodico che soffre l’intransigenza di generi e stili circoscritti, svincolandosi in una forma-canzone calda ed avvolgente. La riflessione contenuta ne Il Terzo Stato, svela tutte le contraddizioni di una civiltà individualista ed omologata, eppure nel tono de La Macchina del Fango non c’è ribellione o sconfitta, piuttosto una lucida presa di coscienza di uno status-quo senza memoria e senza vergogna. Le ideologie sono spezzate e scolorite dai ricordi, portando lentamente l’uomo sempre più vicino ai bisogni primari e selvaggi, svelandone una dualità meschina: eccolo somigliare ad un insetto cieco ed operaio.

Nella seconda parte del disco l’eco della voce cavernosa di Alessandro Zappulli viene enfatizzata da ritmiche più meditate e tenebrose, vedasi l’incipit ne L’abisso, per virare velocemente tra rapide pennate di chitarra ed un dinamismo redivivo e mai domo. Con vigore quasi post-punk ecco Il Migliore dei Mondi Possibili, tra liriche sostenute ed un solo di violino godibilissimo e vagamente nostalgico; mentre in una Canzone per Rino la cadenza di basso richiama le decadenti atmosfere di Pictures of you dei Cure, reminiscenze che tuttavia non invadono il campo ad un cantato poetico con dei versi tra i più profondi apprezzati in Insetti. Nel finale Il Corvo e la Nebbia regala aggrovigliati arrangiamenti intrisi di folklore e tarantolati da un ritmo a tratti infuocato, lasciando l’ascoltatore senza fiato per la conclusiva L’uomo Immaginario, ballata minimale nella forma, ma suonata a cuore aperto, tanto da volerla immediatamente riascoltare.

Insetti è un esordio in long-playing completo e lineare, nel quale La Macchina del Fango omaggia la violenza poetica della wave italica, senza tralasciarne lo spunto sociale ed umano. Arrangiamenti raffinati potrebbero in futuro svelare definitivamente le interessanti potenzialità del violino, per un lavoro che già così si presenta molto maturo nella stesura e nella produzione.

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recensito da Poisonheart

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Insetti – La Macchina del Fango ultima modifica: 2017-03-15T12:30:23+00:00 da admin
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