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buzz-factory-screaming-trees

Etichetta: SST Records
Prodotto da: Jack Endino

 

Dapprima gli “alberi urlanti” registrarono il loro quarto lavoro con Vic Makauskas, ma ahimè  i master sparirono e il gruppo, che nel frattempo si riappropria di Van Conner che aveva momentaneamente lasciato, decide di registrare di nuovo ma stavolta con Jack Endino. Caso o no, ne esce un capolavoro assoluto. Lanegan e soci confezionano l’apoteosi tra rock psichedelico, garage e hard rock. Buzz Factory è un disco eccellente, movimentato, che non soffre mai di pause o momenti sciatti.

Solo a citare Where the Twain Shall meet o Black Sun Morning, l’ascoltatore rimane folgorato. La prima è puramente psichedelica, con un uso esagerato di wah-wah alla chitarra da parte di Lee Conner che ne esalta le atmosfere underground. Un suond nuovo, tirato, avvincente. La seconda invece diventa un classico della band, molto più hard come stile pur mantenendo le prerogative descritte sopra. Il chorus è da cantare a squarciagola:

«Black sun morning
Coming up to greet the dawn
Black sun morning
Coming up to greet us all
To greet us all …
»

Solo con queste due traccie il disco è una meraviglia. Eppure non si può dimenticare Subtle Poison, che ha il sapore di quel sound che verrà riproposto poi dai Soundgarden, quindi molto corposo e cupo specialmente nel ritornello; e anche Wish Bringer più “punkdelico”, riff accessibili, accattivanti, talvolta nervosi.

Una pausa a metà disco, con Flower Web ballata acustica spruzzata di arrangiamenti alla REM. Claustrofobica Yard Trip #7, arpeggiata anch’essa ma molto più sofferta ed emotiva. Un Lanegan in forma smagliante!
Si chiude il disco con un trittico marchiata dal consueto sound alla Screaming Trees, in cui The Looking Glass Cracked è un tipico esempio, voce quasi parlata e base ritmica aggressiva e la consueta dose di wah-wah.

Una vera pietra miliare agli albori degli anni ‘90; ahimè il gruppo Ellensburg non è mai riuscito a conquistare le grandi masse, ma Buzz Factory dovrebbe stare nello stesso scaffale con Nevermind, Vs, Superunkown, dischi fondamentali che queste titolate band non avrebbero mai realizzato senza l’influenza di gruppi come quello di Lanegan & Co.    

 

recensito da Poisonheart
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This entry was posted on venerdì, giugno 5th, 2009 at 7:24 PM and is filed under 1989. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can leave a response, or trackback from your own site.

1 Comment so far


  1. sovversive love on giugno 6, 2009 12:40 AM

    Sento una bella canzone
    e gli chiedo chi è che canta.
    Con la solita faccia mi risponde col suo
    TONO METALLICO STANDARD
    e dice rassegnato
    “E’ Mark Lanegan”
    Poi un lampo di vita,
    si ridesta dai suoi pensieri troppo alti e scollegati
    e mi comunica deciso:
    “Non credo che tu lo conosca,
    era il cantante degli Screaming Trees”.

    odp-tono metallico standard

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