“Avete mai avuto l’impressione di esser stati fregati ?”: postille punk

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La storia del punk inizia a New York, tra il C.B.G.B.’s al 315 di Bleecker Street e il Max’s Kansas City al 213 di Park Avenue, e fin qui credo non ci siano novità! Stabilire cosa è stato punk e scorporarlo da ciò che non lo è, appare un impresa ardua per qualunque critico musicale o sociologo. In realtà la linea di demarcazione è davvero sottile: ove il glam dei New York Dolls evapora, la nuova generazione avanza, e stiamo parlando di gente come Richard Hell, Debbie Harry, Ramones, Tom Verlaine, Patti Smith … l’odore livido della strada come unico comune denominatore!
La fanzine: anima della divulgazione. Ciò che corre sottoterra ora diventa ufficiale alla luce del sole.
Punk: n.1, gennaio 1975. Ecco la rivista underground che si rivolge ad un pubblico underground, ed il suo “empatico” creatore, Legs McNeil, ne giustifica in modo tanto semplice quanto istintivo la scelta: «Era il modo in cui i professori si rivolgevano al peggiore della classe. Tutti noi emarginati e incasinati unimmo le nostre forze e avviammo un movimento. Per tutta la vita ci avevano detto che non valevamo nulla. Siamo la gente che è scivolata attraverso le crepe del sistema educativo».
Come questa ondata abbia colpito per prima New York, è spiegabile dall’esistenza già di una scena creativa che aveva origine nel glam lascivo dei primi anni’ 70. Ovvio, il catalizzatore decisivo fu il diverso spessore sociale e la crescente decadenza nel quale la città era immersa. Solo una metropoli così complessa e dai contorni talmente contraddittori poteva muovere una simile energia inconscia, che quando deflagrò verso le grandi masse, lo fece tardi ed in un altro continente! Non prendiamoci in giro, il punk newyorkese passò inosservato ai newyorkesi, ed i nomi tanto idolatrati in realtà non erano altro che mosche bianche in un panorama musicale assolutamente dominato dalle majors. I Ramones per certi versi hanno incarnato la sociologia del punk N.Y. : 4 ragazzi senza nessuna prospettiva, emarginati, alienati, che mettono su una band come fosse una famiglia, suggeriti e consigliati da un ex-beatnik (Danny Fields?!!) in cerca di rivincita personale. Non a caso la band che ispirò il punk inglese, in quasi 20anni di carriera vendette pochissimo rispetto alla mole di dischi prodotta, costringendo la “happy family“ ad estenuanti tours al limite della follia, il tutto per rientrare appena dalle spese!
I Ramones resistettero alle mode ed ai cambiamenti che lo stesso punk aveva generato: i Blondie spiccarono il volo verso la pop-music, Television e Patti Smith osannavano se stessi in un egocentrico modus artistico-naif, Dead Boys, Richard Hell ed il redivivo Johnny Thunders muteranno forma e connotati fino a quando le barricate non cedettero … poi fu la resa, non solo musicale! Eppure ogni singolo artista citato ha regalato un spaccato veritiero, spudoratamente sincero di ciò che N.Y. stava producendo in quel biennio magico ’75-’77: da Blank Generation a Rocket to Russia, da Horses a L.A.M.F., questi sono i confini in cui il punk primigenio trova ispirazione.

Tuttavia il seme crebbe velocemente ed in maniera inaspettata nel vecchio continente, e complice una monarchia bigotta e il dispotico tatcherismo, Malcom Mclaren “crea” i Sex Pistols e ne detta l’immagine, incendiando e schernendo Londra con la truffa più grande del rock ‘n’ roll. “Ever get the feeling you’ve been cheated?” così Johnny Rotten si congeda dal pubblico nel gennaio ’78 a San Francisco durante il tour US, svelando la bugia del punk inglese. Chiamatelo pure nichilismo, Nevermind the Bollocks ha il pregio di essere stato uno disco unico per quel suo caratteraccio sovversivo ed un buon modello per teenagers interrotti in cerca di risposte, nonchè un ottimo prodotto da esportare in tutto il mondo.  Eppure c’è chi ha colto il messaggio punk verso qualcosa di positivo e propositivo. L’esempio è dato dal socialismo costruttivo dei Clash, che grazie ad un otttimo esordio con The Clash, ed ai successivi variopinti esempi di mesmerismo di generi (dalla “svolta” di London Calling del 1979 fino al “genio-incompreso” di Sandinista! del 1980) vestono gli stracci dei paladini eroici contro l’oppressione, il fascismo capitalista e l’omologazione; seppur la firma per la CBS arrivi quasi subito nel 1977. Lungi da me fare la morale … però va pure detto che permeava quel motivetto affascinante di “fottere il sistema dal suo interno” … giudicate voi …

Quindi il punk diventa una moda ad ampio raggio, ritorna il tempo di una stagione negli States e si espande in diverse forme in Europa, in tale affermazione non c’è nessuna critica celata: è semplicemente la verità!
La terza band per fama ed incisività  che la scena londinese offrì furono i Damned di Dave Vanian, Captain Sensible e Rat Scabies, che pubblicano per primi un 45 giri (New Rose, nell’ottobre 1976) per poi confezionare il capolavoro d’esordio Damned Damned Damned (1977). Una via di mezzo tra l’anarchia psicolabile dei Pistols e l’impegno civile dei Clash; i Damned hanno dimostrato come il punk sia stato il viatico e l’apripista verso diverse ed altre forme di espressione musicale, vedasi la spudorata deviazione pop-wave di Eloise (1986). Una band istrionica, incline al glam come sottolinea il look vampiresco di Vanian ed all’atteggiamento irriverente e no-sense di prendersi a torte in faccia! Born to Kill e Neat Neat Neat rappresentano pietre miliari autentiche, per quello che è ancora considerato un punk di prima fascia.

Nell’immaginario punk pure Londra doveva avere la “sua” rivista di movimento. Sniffin’ Glue (ah, altro esempio dell’influenza Ramones in terra albionica!) nasce da un idea di Mark Perry leader degli Alternative T.V., che promosse con veemenza temi adiacenti all’universo giovanile, seppur la sua importanza sia stata ampiamente sopravalutata, non tanto per gli eccellenti contenuti, quanto per il carattere cosmopolita che il punk inglese già possedeva (prestissimo quasi tutte le band sbarcheranno negli USA, sfasciandosi altrettanto velocemente lungo le coste atlantiche). Degli Alternative T.V. si ricordano solo un paio di singoli degni di nota, intrappolati tra un punk disinibito ed un pop innocuo, come Viva La Rock ‘n’ Roll e la più convincente Action Time Vision, contenuti entrambi nell’esordio sorvolabile di The Image has Cracked (1978).

Chi invece diede voce alle mille contraddizioni punk furono gli Adverts, che riuscirono a tessere una tela convincente fatta di richiami dalla spinta sovversiva diluiti ad uno spirito sociale abbastanza spiccato. Non a caso Crossing the Red Sea with Adverts (1977) suscita buone impressione anche per lo stile più elaborato dei brani, che tuttavia mantengono il loro ego punk. Il look conturbante della bassista Gaye Advert, nutrice di quello che sarà lo stile dark-goth, coadiuvato dalla buona ispirazione chitarristica di Howard Pickup segnano una buona variante al tema inglese: No Time to be 21 diventa presto un inno generazionale, non di meno che Bored Teenager. Se gli Adverts furono scrupolosi nel vivisezionare e decifrare la condizione dei giovani inglesi, quel che resta di Londra si abbandona alla retorica e segue il volgo senza porsi troppe domande: ecco perchè dai Generation X di Billy Idol fino ai 999 di Nick Cash non verranno spese altre parole.
Del resto, per limare il look punk di Vicious e soci, c’è chi comprava (a suon di pounds!) le borchie al Seditionaries di 430 King’s Road, il negozio punk di Vivienne Westwood … oh guarda caso socia di Malcom Mclaren … allora capite che la truffa continua ???

 

La firma: Poisonheart

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