The Final Frontier – Iron Maiden

 Etichetta: EMI Records
Prodotto da: Kevin Shirley
Registrato a: Compass Point Studios, Nassau, Bahamas

 

Tremate, Tremate! Le Vergini di Ferro son  tornate!  I sei di Londra  invece di andare alle Bahamas  a cazzeggiare come tutte le rockstars normali, hanno deciso di rompere i maroni con un altro album dalle mediocri attitudini: The Final Frontier!
Non bastava il mezzo incidente di “A Matter of Life and Death”, e neanche le migliaia di album live disseminate qua e la, per non parlare dell’utilissimo quarto best of , o dei tours commemorativi , dvd  per nostalgici dei bei tempi, e addirittura un concerto da proiettare nei cinema!!! No, noi poveri mortali dobbiamo sorbirci l’ennesima sega mentale di Steve Harris e soci.

Qualcosa di interessante e di innovativo in questo disco? La ballata “ComingHome”, da astute volpi del maistream: nessuno si è mai spinto tanto in là, geniale anche ripetere all’infinito il riff  principale e il chorus: ”Coming home when I see the run way lights” . Il dubbio rimane: probabilmente la demenza senile sta iniziando a dare i propri frutti!
Tuttavia i Maiden vogliono stupirci ancora con “The Alchemist”, facendoci credere che sono i giovincelli di una volta, ma che diamine, la verità è spaventosamente un altra: Bruce invece di cantare sembra  sia in preda ad un’ulcera. Sulla carta ci sono 3 chitarristi in formazione, ma qui se ne sente solo uno suonare tre accordi con la stessa voglia che ha il sottoscritto di lodare questo album!!!

E che dire dell’iniziale ”Satellite 15..The Final Frontier”, come se non ci si accorgesse del riciclo rattoppato dell riff di “Rock  you like a Hurricane” degli Scorpions, passanto poi per  l’intro di “ElDorado”, encomiabile plagio di classe dell’intro di “Hit The Lights” dei Metallica. Insomma, si denota un certo impegno per riuscire a fare quanto di peggio possibile!  
A questo punto, ecco a voi il piatto forte, se per caso avete finito le vostre scorte di sonnifero,  i Maiden vi vengono in soccorso con la combo perfetta per il giaciglio notturno, ovvero “The man who would be the King” e “When the wild windblows”: 20 minuti complessivi in cui non succede nulla, la band riempie gli spazi vuoti con assoli che, personalmente hanno nauseato pure  Eddie. E la cosa davvero scandalosa è il batterista, completamente fuori forma, e vista la veneranda età gli si consigli una buona cura bocciofila.

Il titolo dell’album però promette bene, in quanto ci fa sperare che questa sia davvero l’ultima frontiera della Vergine di Ferro arrugginita …  ma ahimè, in cuor mio, so benissimo che  per i prossimi 3 - 4 anni gli scaffali dei negozi saranno pieni zeppi di altri best of , deluxedition, live e retorica trita e ritrita! Eppure qualsiasi cosa tocchino i Maiden diventa oro, grazie ai fans beoti che si accontentano della solita minestra in brodo da 22 anni a questa parte …
Ve l’ho già detto, per caso?!!! Da evitare !

 

recensito da Mighell

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