In the land of Grey and Pink – Caravan

 

Etichetta: Deram Records
Prodotto da: David Hitchcock

 

Cartine alla mano, si viaggia in carovana verso l’Inghilterra meridionale: direzione? Canterbury, la culla del progressive. Più precisamente “in the land of grey and pink where only boy-scouts stop to think“.
A metà degli anni sessanta i capostipiti della scena, i Wilde Flowers, danno il via al fenomeno di un’era – dalla loro unione ne esce fuori un fiume in piena di jazz e rock psichedelico che sfocia in un delta dalla cui biforcazione emergono i due gruppi più emblematici: i Soft Machine e, appunto, i Caravan.
La band si forma nel 1968 ed è composta dai cugini Dave (organo hammond e piano) e Richard (basso e voce) Sinclair, dai fratelli Pye (voce e chitarra) e Jimmy (flauti e sax) Hastings, scanditi da Richard Coughlan alla batteria.
Il rock dei Caravan è più modico ed pulito rispetto all’eccentrismo dei Soft Machine e quest’album, uno dei migliori lavori della band, ne è un’attestazione: si inizia con l’accessibilissima “Golf girl“; la ragazza in questione si chiama Pat e, vestita in PVC, vende il tè a Richard Sinclair in una love song stravagante e vagamente onirica modulata in specialmodo da sax e percussioni (fino al tribudio del flauto in fase di chiusura) che fanno sembrar facile la complessità di un sound che è quello esclusivo di Canterbury.

La splendida e malinconica “Winter wine” (che Pye Hastings presenta sulle note di copertina come “probabilmente la più bella canzone che Richard Sinclair ha mai scritto“) inizia in un incantevole sussurro acustico per prendere repentinamente volume con l’ingresso in scena di batteria, mellotron e quant’altro si possa immaginare, creando un’epopea fantasy che di certo Tolkien approverebbe. Le riflessioni che essa propone sono molteplici : “life’s too short to be sad, wishing things you’ll never have you’re better off not dreaming of the things to come, dreams are always ending far too soon“.
Con “Love to love you (and tonight pigs will fly)” il microfono passa a Pye Hasting: è una canzone frivola, intrisa di ironia ma senza spazio per troppe sofisticazioni, persa tra fraseggi chitarristici, eminenti flauti e un Pye Hasting che canta con una leggerezza pop surreale senza precedenti nè esaltazioni “my pigs might fly, that can’t be bad – how you have the cheek to smile and tell me I’m mad!“.

L’eleganza fiabesca di cui son portatori sani i Caravan è ben palesata nella title-track “In the land of grey and pink“: nella sua essenzialità incarna la ballad più conosciuta della band, con un memorabile Dave Sinclair che si intromette d’improvviso al piano, ed un lampante, irresistibile Richard Sinclair che regala il meglio di sè.
La gemma di questa composizione e manifesto della band è la suite di 22 minuti “Nine feet underground“, composta nello sgabuzzino di Dave che si trovava, appunto, nove piedi sotto terra; si tratta di un collage musicale di quattro canzoni dall’umore vario, per la gran parte strumentale: si inizia con un inebriante organo (che dominerà nettamente il lavoro) e l’immancabile sassofono ma encomiabile è anche il lavoro di chitarra, basso, tastiere e batteria. E’ una canzone semplicemente perfetta, uno sposalizio di suoni incastrati a meraviglia che nonostante la lunghezza, si rivela così leggero e agevole da accompagnarci saltellando in questo mondo bicolore altamente tinteggiato.

Consigliato a chi vuole avvicinarsi al progressive senza troppi impegni, ma anche a chi già conosce questa magica scena e ha imparato ad amarla (soprattutto con gruppi come Gong e Camel).

 

recensito da Valeriaf89

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