Facelift – Alice in Chains

Facelift - Alice in Chains


Etichetta: Columbia Records
Prodotto da: Dave Jerden
Registrato a: London Bridge Studio, Seattle  e  Capitol Recording Studio Hollywood

Gli Alice in Chains nascono nel 1987 dalla chitarra di Jerry Cantrell e dalla voce di Layne Staley. Tra i gruppi cosidetti della “scena di Seattle” sono i più atipici, in quanto la componente punk-rock nel risultato finale è praticamente assente, preferendo la fedeltà all’hard rock targato anni ’80. Sommariamente la loro epopea si alternò tra alti e bassi (equamente divisi direi !) tra il 1989 e il 2002, anche se dal 1995 non si registrano più uscite inedite; cavalcarono l’ondata grunge e come fu per quasi tutti ne furono travolti (Staley morirà nel 2002 per overdose).

L’esordio è comunque di pregevole fattura. Facelift esce nel 1990, quindi prima della rivoluzione “Teen Spirit” ad opera di Cobain. In questo lavoro la componente hard è molto esplicita, al contempo, bilanciata da ottime liriche che alleggeriscono il sound e la percezione che l’ascoltatore sostiene. I suoni sono tuttavia sempre ruvidi ed imperfetti, ma per porre un paragone siano nell’altro emisfero rispetto all’isteria dei Mudhoney. Sono una validissima alternativa al panorama forse troppo monocolore del grunge, e a dirla tutta ottennero meno di quanto meritassero.

L’apertura chiarisce tutti i dubbi, We die young, 2 minuti e spiccioli aggressivi, tirati, precisi senza strafare. Testi sempre molto espliciti e quasi mai banali, almeno in questo lavoro.  Molto wah-wah in Man in the box, che suona più completa della precedente, a tratti ricorda gli Aerosmith. Seguono altre buone prove come Sea of Sorrow o It ain’t like that che ripercorrono questa via, senza particolari tecnicismi di Cantrell, che ad ogni modo rimane un ottimo esecutore (da ascoltare i successivi lavori acustici). La più grunge del lotto è I can’t remember, nonostante il tempo sia il doppio più lento, ma l’atmosfera è quella per intenderci. Pomposa al punto giusto è Bleed the Freak, sicuramente la migliore dell’album.

Facelift vendette circa mezzo milione di copie, visto e considerato che siamo nel periodo pre-Nevermind è un risultato di punta. Apparte qualche rara eccezione il sound nei lavori successivi sarà questo, quindi tanto meglio godersi cosa fu in principio.   

 

recensito da Poisonheart
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