Funhouse – The Stooges


Etichetta: Elektra Records
Prodotto da: Don Gallucci
Registrato a: Elektra Sound Recorders, Los Angeles

 

La fortuna delle seconde chance. Così si può riassumere Funhouse, secondo granitico lavoro degli Stooges. L’Elektra da come ultimo bonus, visti gli esiti deludenti del potente ma acerbo esordio, la possibilità di un secondo disco per Iggy & Co. Un opportunità sostenuta con un intensa attività live che porta ad affinare le canzoni del nuovo album, cosa che non avvenne per The Stooges.
Iggy Pop ha ben chiaro in testa come deve suonare il disco, tuttavia trasportare le sue idee alla realtà della band non sembra essere impresa facile. L’apparente empasse si sblocca solo quando vede esibirsi i Carnal Kitchen, nel quale suona il sax di Steve Mackay: «Ho sentito Steve suonare una sera e ho pensato “ Cazzo, grandioso! Che visione e che fantasia!».

Arruolato Mackay, il sound della band si tramuta da un rock grezzo, tribale e sgraziato, in qualcosa di assolutamente geniale: ha la compattezza del rock ‘n’ roll autentico, la frenesia di marca Stooges e un pizzico di fantasia jazz. Praticamente una novità assoluta nel 1970, all’alba dello scioglimento dei Beatles. In cabina di regia viene chiamato Don Gallucci (Kingsmen, Louie Louie vi dice niente?!) che si rende conto dell’impossibilità di operare in studio con una band con tale propensione per il rumore. Decide, con l’approvazione di Iggy e Ron Asheton, di registrare il disco il più possibile in presa diretta, utilizzando al minimo sovraincisioni da studio. Il risultato è un ottimo mix di rock posseduto senza i punti deboli dell’esordio, la chitarra di Ron vomita riff allucinati pigiando sul volume con dissacrante energia.

T.V Eye è sicuramente l’esempio più calzante delle nuove sonorità: si apre con un urlo sacrile ed un riff portante suonato sino allo sfinimento,  tutt’intorno una compattezza sonora garantita dal tambureggiare di Scott Asheton e dall’ottimo basso del sempre più distante Alexander. Lo slang del titolo è da attribuire a Kathy Asheton in un espressione coniata in compagnia delle sue amiche quando queste pensavano che qualche tizio le stesse fissando, letteralmente “puntare alla figa” ma poteva essere anche riferito nel puntare qualcuno sessualmente!

1970 aggredisce il pubblico e lo sconvolge con un parte finale di sax nel quale si esalta la nuova espressione musicale della band. Si tocca l’apice con la sinuosa Dirt, in cui Ron si esibisce in assoli ubriacanti e distorti nel contesto pacato di un basso ipnotico e seducente: la voce sofferta e maniacale di Iggy fa il resto.
Con Funhouse s’intendeva la casa-comune nel quale gli Stooges vivevano, provavano, si drogavano e scopavano: una sorta di Factory di stanza ad Ann Arbour. Uno spirito incarnato giust’appunto nella tittle-track: un vivace rock ‘n’ roll che s’agita malizioso lungo la melodia di sax in 7 minuti di effusioni sagaci. Ottima pure Down in the Street e la malata Loose.
Isterica e violenta la litania jam di L.A. Blues, nel quale la provocazione è palese, L.A. viene scoperchiata dall’improvvisazione primordiale e primitiva della band: il titolo più appropriato sarebbe potuto essere Ann Arbour Blues.

Uno degli album più importanti della storia del rock che si porta come bagaglio un indimenticabile immagine, quella di Iggy cosparso di burro d’arachidi durante la sua performance esagerata registrata pure dalla NBC al Cincinnati Pop Festival del 13 giugno 1970.
Funhouse è l’apice della carriera degli Stooges (poi solo caos e problemi, dall’eroina al licenziamento di Dave Alexander), nonché fonte inesauribile d’ispirazione per le generazioni successive … ma ahimè quest’ultima generazione viziata dalla tecnologia pare si sia dimenticata come suona bene un disco autentico, pensato e suonato live, senza ghirigori, puro!
Impegnativo, ma appagante …

 

recensito da Poisonheart

Destination host forbidden
FacebookBlogger PostNetlogTwitterMySpaceBeboGoogle BookmarksLinkedInDeliciousDiggShare

About admin