Beyond Reality – Mangrove

 
Etichetta: Mangrovian Music, GT Music Distribution
Prodotto da: Mangrove
Registrato a: Studio Lobbes, Opende (Paesi Bassi)

 

L’Olanda onestamente non ha mai prodotto (musicalmente) niente di sfolgorante oppure univocamente riconoscibile (fatta eccezione forse per gli Shocking Blue, ma erano gli anni in cui si portavano ancora i capelli lunghi!). Ad ogni modo il progressive rock è sempre stato un pensiero fisso dei musicisti olandesi, anche oltre la sua naturale esplosione epocale. Da un lato infatuata dalle esperienze musicali “celebrali” inglesi, dall’altra sedotta dalla secca elettronica di matrice tedesca: gli ingredienti in ballo sono questi.

Nei Mangrove la dosatura è più tendente a Pink Floyd o agli Yes piuttosto che ai Kraftwerk, ad ogni modo non si tratta di un gruppetto che gioca con gli strumenti: nel progressive o c’hai le palle o lascia perdere!
Quattro omoni dall’aspetto teutonico, che all’inizio del nuovo secolo decidono di mettere in piedi un progetto ambizioso e dal sapore retrò. Roland Van der Horst alla chitarra assicura la base portante ideale, Pieter Drost e Joost Hagemeijer assecondano le melodie rispettivamente con basso e batteria, il tocco finale spetta a Chris Jonker che instaura dialoghi affinati con le sue tastiere. Beyond Reality è quindi servito. Il quinto lavoro di questa band mostra una caratura coraggiosa, proponendo 6 tracce di spessore (non solo nel minutaggio!). 

Un rock corposo e sostanzioso, che asciuga la fame degli appassionati del genere prog-rock. Le contaminazioni tecnologiche sono dosate con il contagocce, i Mangrove rimangono fedeli alla concezione classica di musica e nonostante l’intro onirico di Daydreamer’s Nightmare (e non poteva essere altrimenti), l’organo e specialmente la batteria riportano alla mente le rarefatte atmosfere anni ’70. I riff di chitarra ricordano innocentemente le migliori scorribande di Gilmour, ad ogni modo i Mangrove mantengono una propria dimensione e smettono subito il vizio di percorsi troppo “complicati”, che un Waters della situazione non avrebbe esitato ad intraprendere. Un brano ricco di pathos, dallo schema pop quanto basta, con la voce di Van der Horst che regge e alla lunga seduce e convince.

Più frizzante e personale si rivela invece Time will Tell, nel quale le tastiere prendono il sopravvento ed irradiano una lunga marcia fatta di momenti deliziosi (alcuni assoli assolutamente gradevoli) e di portentosi cambi di tempo. L’abilità tecnica dei quattro non si può mettere in discussione! Love and Beyond mantiene un formato “tascabile” ed in 4 minuti la band riesce a convincere con una ballata nella quale regna la pace ed un pizzico di malinconia. Il copione si ripete con la title-track, portando alle estreme conseguenze i cambi di tono e sfociando spesso in assoli ben costruiti. Chi ha detto che gli olandesi non sono in grado di emozionare?!

In Reality Fades si vanno ad incanalare tutte le atmosfere più cupe e misteriose del disco, una sorta di “sabba” senza tutti quei viziosi cliché metal. Non si tratta di un disco funereo o avvolto dalle ombre, tutt’altro, le contraddizioni servono a rafforzare la surreale atmosfera che la band propone. Credete che gli orologi fusi siano solo un aspetto decorativo?! Voyager chiude in maniera magistrale il disco, proponendo un rock-pop assimilabile anche dai pazienti più difficili. Un analgesico finale.

Beyond Reality è un lavoro coraggioso: propone nell’era digitale e più disimpegnata un redivivo progressive senza maschere e senza compromessi. Un disco che si può fare apprezzare da tutti, ma che solo gli amanti del genere possono comprenderne le sfumature più leziose.   
È un disco da ascoltare allo specchio. Ah, aprite il booklet e capirete …

 

recensito da Poisonheart

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