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Without you I'm nothing - Placebo

Etichetta: Virgin Records
Prodotto da: Steve Osbourne
Registrato a: Real World Studios, Bath (UK)

 

Solo dopo 4 anni dalla loro formazione, i Placebo ottengono un considerevole riscontro commerciale grazie al loro secondo lavoro, a detta di molti un capolavoro, Without you I’m Nothing.
Una band eclettica, vellutata nella loro immagine e molto introspettiva nella musica. Capaci di creare un piccolo “fenomeno” in Inghilterra dalle proporzioni non trascurabili. Merito sicuramente dei fondatori Brian Molko e Stefan Olsdal, istrionici, confusi, oltre sessualmente ambigui; a rimarcare un esigenza già rilanciata da Marilyn Manson (vedasi Mechanical Animals, sempre del 1998). Alla fine del secolo una band così mancava nel panorama inglese. Fortemente ispirati dal look di Bowie e a livello musicale da Nirvana, Pumpkins e Cure, coniugano alla perfezione, almeno in questo disco, un disagio personale non solo interiore ma anche esteriore. Suoni crudi e taglienti accompagnati da liriche malinconiche e deprimenti, a metà tra il dark complesso di metà anni ’80 e le chitarre ruggenti e sgraziate dei primi anni ’90.

Le unghie delle mani colorate di nero che si alzano dal cornicione nei primi secondi del video di Pure Morning sono l’emblema di questo nuovo senso di appartenenza. I capelli dalle spalle corvini di Molko avvolto in un non precisato abito nero, sono l’antitesi del glam tanto caro ai critici musicali che tentavano di decifrarne la musica. Accostamento al glam-rock dovuto alla partecipazione di Molko e Steve Hewitt (il batterista) alla pellicola Velvet Goldmine diretta da Todd Haynes (lontano dall’essere un capolavoro sulla figura di Bowie e Iggy Pop). Ad ogni modo il singolo d’apertura centra l’interesse di molti, ottenendo un discreto successo. La voce a tratti effeminata a tratti metallica di Molko è la caratteristica peculiare di una band che altrimenti sarebbe lì nel mucchio delle buone promesse. I riff di chitarra non sono trascendentali, come del resto gli arrangiamenti: il disco è sostanzialmente composto da brani pop, il cui appellativo “alternativo” è quasi una forzatura. Se di alternativo si deve parlare allora quello è lo stile dei Placebo, arrogante, ambiguo («A friend whos dressed in leather») che maschera una fragilità emotiva evidente nei testi.

Ask for Answers è una limpida e triste allusione al suicidio, mentre You don’t care about us è la lotta personale interna di Molko contro il suo carattere scontroso e ferito. Se Brick Shit-House è l’unico pezzo dal sapore quasi punk, Every you, Every me è la fresca ballata pop intrisa di una vena agrodolce. Un disco sofferto in cui non si trova pace dalle vicende che attanagliano la band, dall’infanzia vissuta “diversamente” in Burger Queen, alla cosmica malinconia da teenagers di My Sweet Prince. L’apice si tocca con la preferita dei fans, la title-track Without you, I’m nothing; in cui i Placebo si mettono a nudo e scivolando giù in un oblio fatto di riff mielosi e ruvidi, probabilmente la canzone più triste degli anni ’90.   

Without you I’m Nothing rimane la perla assoluta dei Placebo, un disco a senso unico, compatto. Una caramella amarissima, forte e disperata. Un disco con rari momenti grigi su un monotematico sfondo nero, il pessimismo si vende a palate. Questo è l’eccessivo difetto: straziare l’ascoltatore e non solo a livello emotivo. Non ci sono brani musicalmente eterni (forse ad eccezione di Pure Morning) che sopravvivono al 1998, le somiglianze di stile sono evidenti e alla lunga invecchiano un disco che definirei “istantaneo”.
Se oggi ascoltate ancora i Placebo e non siete teenagers, allora fatevi vedere da uno bravo!

 

recensito da Poisonheart
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