Ramones – Ramones

Ramones - Ramones

Etichetta: Sire Records
Prodotto da: Craig Leon, Tommy Ramone
Registrato a: Plaza Sound Studio, NY

 

Tutto ebbe inizio quando Dee Dee (Douglas Glenn Colvin) e Johnny (John Cummings) si procurano rispettivamente un basso Dan Electro e una Mosrite celeste al Manny’s Guitar Store sulla 48esima a N.Y.
Dee Dee non ha la ben che minima idea di come si suona un basso. Siamo nel 1974. Presto si aggregheranno pure  Joey (Jeffrey Ross Hyman) alla voce già con gli Sniper e Tommy (Tamás Erdélyi) alla batteria e con licenza di produttore.

Quattro giovani con un look bizzarro, chiodo nero, jeans strappati e scarpe da ginnastica Keds, in pieno Queens  a New York. Capacità tecniche limitatissime, 3 accordi per canzone suonate alla velocità della luce per non più di 2 minuti, tirate ed essenziali: un bagaglio minimalista che all’ombra della seconda metà dei 70′s gridava all’eresia!
Questi sono i Ramones e  il loro omonimo esordio discografico (1976) è la condensazione di tutto ciò che c’è i giovani addolescenti possono aspettarsi dalla vita: disillusione ed un senso comune di non-appartenenza. 

Prodotto da Craig Leon e coadiuvato dalla presenza dietro ai mixer dello stesso Tommy Ramone, il disco è pungente, aggressivo, che non lascia spazio a dubbi. L’ approccio dei 4 “fratelli” era radicale ed oltraggioso, tanto da incutere timore da parte del pubblico o dei giornalisti poco informati. Teppisti solo per gioco, nell’iconografia classica somigliano ad una gang del Bronx piuttosto che una band che sbiascica ballate rock ‘n’ roll puerili ed orecchiabili. Il monolite sonoro ripete sempre la stessa formula “One, two, three, four …“ urlato come un goffo cavallo di battaglia da Dee Dee, che scatena l’inferno punk. Semplici accordi di chitarra e linee monocorda di basso avvolti da una isterica batteria fatta di ripetitive rullate e charleston: Blitzkrieg Bop  è l’emblema. Coinvolgente nella sua essenzialità, con quel «Hey, ho let’s go …» che nei concerti al C.B.G.B’s  diventa una consuetudine rassicurante.
Sulla stessa onda alcuni brani che diventeranno classici generazionali assoluti, come Beat on the Brat o Now I Wanna Sniff Some Glue. Quest’ultima sommersa da critiche feroci da parte del Glasgow Evening Times che accusa la band di istigare alla droga e di non rispettare le giovani vite spezzate da questa pratica disperata. Gli stessi Ramones sniffarono la colla, specialmente quando la disoccupazione, la disperazione e nessuna aspettativa confortante padroneggiava nelle loro vite. Testi diretti e personali scritti per la maggior parte da Dee Dee, come ad esempio la spiazzante 53rd & 3rd, che racconta di un veterano del Vietnam caduto in disgrazie e costretto a prostutuirsi (ma è possibile leggere anche un esperienza personale dello stesso Dee Dee) o  Judy is a Punk, emblema dello stile semplice della band. Travisata il tributo ai film bellici (passione della band) e alle reliquie di guerra, Today your Love, Tomorrow the World, nel quale lo stesso patron Seymour Stein osteggiava riferimenti nazisti troppo espliciti e forse sgradevoli, vista la sua istruzione ebraica.
 
Tuttavia c’è posto anche per canzoni più soft, data la versatilità vocale  di Joey, come Wanna be your Boyfriend con quel suo stile  bubblegum che puntualmente compare nei lavori dei Ramones; o a Havana Affair che scherza sugli intrighi Cuba-CIA.  Spazio anche per la cover Let’s Dance di Chris Montez, nel repertorio degli anni ’60 a cui Ramones spesso attingeranno.

Ramones è un album primitivo, grezzo a tratti, trasborda di energia e di vitalità. Incompreso dai contemporanei è un inno alla battaglia in senso figurato, Dee Dee è stato chiaro: «Dal palco alla strada, è tutto un campo di battaglia!». Il marchio di fabbrica dei Ramones,  l’emblema della nascente scena punk newyorkese e di quella futura londinese!

recensito da Poisonheart
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